«No al commissario Figc, in ballo il bene del calcio»

25 Novembre 2017

Gravina torna a parlare dopo le dimissioni di Tavecchio e pungola Malagò:  «Lo sport in generale deve essere ristrutturato. Io a capo della A? Che onore...»

PESCARA. Sono giorni di trattative, contatti e intrecci per il calcio italiano dopo le dimissioni del presidente della Figc Carlo Tavecchio. C’è chi spinge per il commissariamento, il presidente del Coni Malagò in primis, e chi intende preservare l’autonomia del calcio. Tra questi c’è Gabriele Gravina, ex presidente del Castel di Sangro dei miracoli degli anni Novanta, oggi a capo della serie C. Un manager-politico navigato. Aveva sostenuto Abodi un anno fa nel corso delle elezioni vinte da Tavecchio. È stato all’opposizione in questi mesi e lì è rimasto anche quando qualcuno aveva letto un’apertura per Tavecchio nelle sue parole dopo il flop dell’Italia con la Svezia.
Il presidente si è dimesso e ora è in corso un’altra partita: il Coni aspetta l’11 dicembre e l’elezione dei vertici della Lega di A per intervenire o meno con un commissario, la maggior parte del mondo del calcio, invece, vuole andare a nuove elezioni entro 90 giorni (circola la data del 22 gennaio).
Gravina, favorevole o meno al commissariamento della Figc?
«Non posso essere favorevole, perché ritengo che non ci siano i presupposti sul profilo formale. E nemmeno su quello sostanziale. Credo che il calcio abbia le risorse al suo interno per riformarsi. E’ utile piuttosto l’idea di mettere insieme le potenzialità che sono nel movimento per sviluppare una piattaforma programmatica per il rilancio. In questi giorni sento diverse inesattezze: addirittura c’è chi (Giovanni Malagò, presidente del Coni, ndr) paventa una modifica delle percentuali di potere attraverso la riforma dello statuto della Figc. Forse, a qualcuno sfugge il fatto che sono il frutto di una disposizione di legge. Non di una valutazione dei dirigenti federali».
Aveva detto prima del consiglio federale di lunedì: “Non credo che Sibilia faccia mancare la maggioranza a Tavecchio”. Che cosa è accaduto nel frattempo?
«Che qualcuno all’interno della Lnd (Lega nazionale dilettanti) comincia a intuire che ci sono dei percorsi che devono essere attivati a prescindere dalla logiche di maggioranza o minoranza. Oggi è in ballo un bene primario, quello del calcio».
Malagò vorrebbe ridistribuire le quote percentuali della torta di potere della Figc, la Lega di A conterebbe troppo poco. Magari a discapito di serie C e dilettanti. D’accordo?
«No, e a quanto già detto aggiungo altro. Più che il calcio è lo sport che deve essere oggetto di un maquillage. C’è una legge, la numero 91, che disciplina questo mondo. E’ stata fatta nel 1991, per l’appunto. Nel frattempo il mondo e lo sport sono cambiati. Si sono evoluti. E i problemi sono molto più profondi della crisi del calcio».
Il suo nome circola come eventuale nuovo presidente della Lega di A. Che cosa c’è di vero?
«Ho letto. La cosa mi lusinga, si tratta di una forma di gratificazione personale. Io considero Lega di A fondamentale: se risolve i suoi problemi interni può essere il motore per la risoluzione di tanti problemi del calcio italiano. Dopodiché, dovrà esercitare – non solo dichiarare - la sua leadership sul campo delle idee e della progettualità. Ne va del nostro calcio».
Secondo lei, la Lega di A troverà un accordo entro l’11 dicembre in modo da scongiurare il commissariamento paventato dal Coni?
«Ad oggi la vedo complicata, perché ci sono diverse anime all’interno della Lega. Purtroppo, non si vuole capire che non si può pensare all’esercizio del potere fine a se stesso (stoccata a Lotito?, ndr). Serve una modalità per sviluppare processo di partecipazione».
Il pro e il contro di un commissariamento della Figc, quali sono?
«Per me è inutile. Punto. E diffido da chi intende mettere in campo la sua esperienza per fare ciò che non ha fatto in passato. Per me, inoltre, non ci sono soggetti esterni al mondo del calcio che abbiano esperienza e conoscenza necessarie per affrontare il tema».
Perché si presenterà dimissionario alla prossima assemblea della serie C?
«Per una questione di coerenza. Ho detto che tutti dovevamo fare un passo indietro. Con le dimissioni di Tavecchio è decaduto il consiglio federale e sono rimasti in carica i presidenti di lega. Io, per quanto mi riguarda, rimetterò il mandato nelle mani delle società in linea con quanto detto finora. Poi, le società decideranno cosa fare».
Ci sono federazioni, come l’atletica, messe peggio del calcio, a livello di risultati conseguiti negli ultimi anni, eppure non si è mai parlato di commissariamento, perché secondo lei?
«Domanda interessante, da girare a chi gestisce lo sport italiano. Leggo di 23 federazioni su 44 che hanno problemi di chiusura di bilancio. Il calcio è il punto di riferimento dello sport italiano e quindi si parla di calcio sotto processo. Ma il problema è di sistema. E non riguarda solo il calcio».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA