O’Shea e Parisse cercano il lato buono: «Ci sono le qualità per crescere»

12 Marzo 2017

Il tecnico: «Ora pensiamo alla Scozia, dopo alla nostra organizzazione» Il presidente Gavazzi punta sul Flaminio come base per una franchigia

ROMA. Sergio Parisse, capitano azzurro, 125 presenze, nei primi otto al mondo, il secondo fra quelli in attività, è scuro in volto, gli girano parecchio, perdere così contro quelli che incontra ogni settimana in campionato. Ma non ci sta, né a piangersi addosso, né ad ammettere che è tutto sbagliato. «I grandi uomini sono quelli che vogliono cambiare le cose e si danno da fare per cambiarle, chi è piccolo dentro critica e basta, vede le sconfitte e ci tratta come gli ultimi. Ma io me ne frego (traduzione del francese “je m’en fous” detto a un giornalista francese, ndr) di quello che dicono gli uomini piccoli».

Poi sulla partita. «Tre i fattori chiave: troppi placcaggi sbagliati (le statistiche dicono 53 su 157, ndr), troppi calci presi in mischia; l’incapacità di fare punti quando siamo stati nei loro 22. Nell’uno contro uno siamo andati male».

Parisse e il ct Conor O’Shea sfogliano le statistiche aspettando le domande dei giornalisti e in effetti l’Italia ha il 55% di possesso e il 60% di territorio, ma ha fatto due mete contro le quattro dei francesi. «Certo che sono dispiaciuto per come è andata la partita – dice ancora il capitano azzurro – siamo tutti dispiaciuti. E non dite che entriamo in campo senza voglia di lottare perché tutti abbiamo voglia di giocare e combattere, da quando sono capitano non ho mai visto qualcuno che si tirasse indietro. Tutti bravi, da fuori a dire che facciamo schifo. Ma le cose sono diverse. E io voglio lavorare con O’Shea per cambiare il rugby italiano, sono sicuro che diventeremo grandi, magari io non ci sarò più in campo, ma succederà».

O’Shea ha perso il sorriso di Twickenham. «Le parole per descrivere questo momento sono difficili da trovare. Abbiamo fatto un ottimo primo tempo, poi abbiamo avuto delle opportunità che non abbiamo saputo sfruttare. Abbiamo perso le collisioni con l’avversario e quando il riciclo del pallone avviene avanzando per la difesa è difficile. Ma soprattutto è difficile quando hai speso tante energie e non hai raccolto niente, penso alla meta di Bronzini non accordata. Sì, vedo cose buone ma senza ottenere punti. Questo fiacca. Poi la Francia è una grande squadra e ha ben giocato» .

E ancora. «Certo che siamo fiduciosi nelle nostre capacità di miglioramento. L’organizzazione, le franchigie, la tenuta atletica, sono tutti fattori che devono migliorare. Dobbiamo arrivare a 80 minuti di alto livello. È molto difficile, lo sappiamo, ma non è impossibile, anzi è certamente possibile. Solo che noi vogliamo fare anche bene subito. Ora il nostro pensiero va alla partita con la Scozia. Dopo il Sei Nazioni parleremo dell’organizzazione, certo».

O’Shea ne parlerà con il presidente Alfredo Gavazzi che accenna al Flaminio e a un progetto milionario di recupero. «Io ho avuto in mano un progetto fatto dal Coni, si parla di una quindicina di milioni di lavori, in compartecipazione con il Coni». Progetti a venire anche quelli, magari per trasferire nella vecchia sede del Sei Nazioni gli uffici della Federugby e una franchigia, magari spostata nella capitale da Parma.

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