Occhiuzzi: a 48 anni potete contare su di me

Bandiera del calcio dilettantistico abruzzese gioca ancora in Prima categoria «Con il Venere questo è il mio campionato numero 33 e continuo a divertirmi»
PESCARA. Sante Occhiuzzi l'uomo dei record. Vera e propria bandiera del calcio dilettantistico abruzzese, è ancora protagonista sui campi da calcio, nonostante le 48 candeline spente il 10 aprile scorso.
Classe 1968, centrocampista e 33esima stagione calcistica sulle spalle (oltre 800 gare giocate). Cresciuto calcisticamente nell'Avezzano, dove ha mosso i primi passi nel campionato di Promozione. Era la stagione ’86-87 e questo campionato era il lasciapassare per l'Interregionale (Serie D), non esistendo ancora l'Eccellenza, istituita nel 1993. Era l'Avezzano di mister Bruno Nobili, alle prime esperienze da allenatore dopo il ritiro dal calcio giocato. Proprio l'ex bandiera del Pescara, lanciò un giovanissimo Occhiuzzi nel mondo dei “grandi”, conquistando il primo posto in campionato e la Coppa Italia Dilettanti. Da qui l'esperienza con il Luco dei Marsi sempre in Interregionale, durata ben cinque stagioni e l'unico rimpianto di quel rifiuto al Sora che lo avrebbe proiettato su palcoscenici ben diversi.
«Sono felicissimo di quello che ho fatto in carriera. Quest’anno è il mio campionato numero 33 e ho ancora tanta voglia di divertirmi. Nella mia vita calcistica, l'unico rimpianto è stato quello della stagione ’92-93, quando il Sora mi voleva a tutti i costi. Erano anni diversi e feci scelte diverse, dettate anche dalla giovane età e dall'amore. In quella squadra c'erano calciatori del calibro di Luiso, Giannichedda e tanti altri; fecero una scalata importantissima che li portò nel giro di due anni in serie C».
Dopo Luco, quattro stagioni a Pescina, dove un'intuizione dell'allora tecnico Bixio Liberale, gli fece cambiare ruolo da seconda punta a mezz'ala, consacrandolo come miglior centrocampista di quegli anni. Poi l'esperienza di Sulmona, rimasta impressa nel cuore di Occhiuzzi: «A Sulmona ho trovato un ambiente straordinario. Vincemmo ben tre campionati e ricordo questa piazza con tantissimo piacere». Tra le altre maglie indossate, figurano quelle di Carsoli, Amiternina, Paterno, Ripa Teatina e Civitella Roveto. Oggi a 48 anni, è ancora protagonista ma con la maglia del Venere, squadra militante nel campionato di Prima categoria, girone A: «In estate sono stato corteggiato dal presidente Alessandro Ferzoco che mi ha convinto a sposare questa causa. Purtroppo adesso ti fanno pesare l'età, ma qui ho trovato chi ha creduto ancora in me, nonostante la carta d'identità. Le generazioni sono cambiate e io ne ho vissute tante. Ora i ragazzi hanno più benessere e forse approfittano un po’ di questa regola dei fuoriquota. Non esiste più lo spirito di sacrificio; io in estate mi alleno sempre, anche quattro volte a settimana. Però devo dire che se continuo ancora a giocare è anche merito di mia moglie, che mi sopporta e supporta dopo tutti questi anni». Tra i tanti ricordi di una vita passata sul rettangolo verde, una curiosa doppietta in un Casertana-Luco ’93-94: «Gara infernale. Venimmo minacciati prima durante e dopo la gara in un palcoscenico d'altri tempi. Finì 2-2 e segnai una grandissima doppietta».
Riccardo Di Persio
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