Oddo: a Cagliari ho capito che possiamo andare in A

Il tecnico: «Abbiamo perso in maniera immeritata. Nel primo tempo dovevamo segnare altri due gol, siamo mancati in avanti. Il rigore su Lapadula? Netto»
CAGLIARI. «La sconfitta? Ampiamente immeritata». Massimo Oddo, onesto e diretto. Dopo una partita vibrante e doubleface, imprevedibile nel risultato conclusivo. Ma il Pescara esce a testa alta dal Sant'Elia. Frizzante e coraggiosa, la formazione biancazzurra mostra bel gioco, personalità e una manovra sempre propositiva. Il Cagliari annaspa e va sotto. La sofferenza degli uomini di Rastelli è enorme. «Abbiamo dominato nel primo tempo. Ho davvero poco da rimproverare ai miei. Certo, se prendi gol qualche errore lo commetti. Ma dalla partita ricavo una considerazione: gli errori li abbiamo fatti nel primo tempo in attacco. Potevamo finire con due gol di vantaggio, ma sarebbe servito più cinismo, ci sono mancati un paio di reti». Rabbia e amarezza. Il calcio è spesso ingiusto. Ma Oddo non ci sta. «Dopo una prestazione così importante, rimane tanto rammarico. Col Cagliari di fronte, forte di giocatori molto importanti che ti possono mettere sempre in difficoltà, dovevamo capitalizzare meglio il gioco mostrato nei primi 45'».
Il tecnico commenta con pacatezza. I suoi sono usciti tra gli applausi. L’accelerata è meritata: «Anche nel secondo tempo il Cagliari non ci ha schiacciato, siamo stati protagonisti con diverse ripartenze». Sui rossoblù, da campione consumato ed esperto, poche storie: «Hanno un piede e mezzo in A, con 13 punti di vantaggio sulla terza. Stanno facendo grandissimo campionato, con individualità di grande qualità tecnica. Ho seguito il Cagliari in tv: ricordo solo vittorie strameritate». Si potesse applaudire in sala stampa, i cronisti locali lo farebbero. Oddo mostra professionalità e onestà intellettuale fuori dal comune. Parole e concetti che gli fanno onore. «Sono obiettivo e schietto. Lo dico per tutti, con i tifosi e l’ambiente in prima fila: da questa partita, anche se persa, esco rafforzato. L’ho detto ai ragazzi: ho capito ancora meglio la nostra forza, possiamo andare in A». Il concetto è chiaro: «Quando riesci a fare una grande partita contro un avversario di queste potenzialità e valori, significa che puoi fare grandi cose». Si torna sul match. La partenza è stata da cineteca: schema e gol su punizione dopo un minuto: «Sì, abbiamo lavorato tanto su quello e altri schemi». Il tecnico rivive la partita. E spiega: «Tanta adrenalina nel primo tempo ma dalla panchina non ho mai avuto l'impressione di prendere gol. Il primo pericolo l’abbiamo corso alla fine quando eravamo sbilanciati. Ma fino al pareggio di Farias non ho mai avuto sensazioni negative. Eravamo in campo fiduciosi e attenti». Poi, il gran ritorno del Cagliari. Con un grande Storari e l’ingresso di Giannetti a scompaginare i piani. «Ve la riassumo così: ci sono state due fiammate, la traversa su tiro di Melchiorri e il gol dell’1-1. Ma non ci hanno mai schiacciati, e abbiamo proseguito nel predominio».
Massimo Oddo sorride. Il Sant’Elia gli ha riportato in mente “una delle mie ultime partite in A, con la maglia del Milan”, si prende la scena: «Anche nel secondo tempo abbiamo giocato alla pari. Ripeto, onore e merito al Cagliari, la combinazione che ha portato al pareggio è stata davvero importante». E il fallo di Salamon su Lapadula in area. Il tecnico se la cava così: «Dalla panca è sembrato anche a me un fallo da rigore. L'ho rivisto in tv: era netto. Ma non commento questi episodi. Possono sbagliare gli arbitri e i loro collaboratori, come i calciatori. Preferisco non intromettermi. Se si perde o pareggia non è certo merito o demerito dell'arbitro».
Mario Frongia

