Oddo: chiedo scusa a tutti ma io non mi dimetto

Allenatore deluso: «Abbandonare è da perdenti, ripartiamo dal gioco»
PESCARA. Imbarazzante, impresentabile, irritante. Il Pescara è nel baratro, senza attenuanti. Quattro gol dall’Empoli fanno male, molto male, e non lasciano scusanti. A fine gara fischi assordanti, nessun applauso e valanghe d’insulti per allenatore, squadra e presidente. È il momento più buio della gestione Massimo Oddo, sconsolato, umiliato dalla sconfitta nello scontro diretto. Lui ha delle colpe, certo, ma è pur vero che questa è una squadra che è stata compromessa a fine mercato. Monca, senza esperienza, fisicità e qualità. Sebastiani gli ha confermato la fiducia, ma lui, Oddo, che ha sempre difeso il suo Delfino, potrebbe avere qualche convinzione in meno rispetto alle scorse settimane. «Io non mi dimetto», è chiaro l’allenatore dei biancazzurri, che fa una smorfia di disapprovazione mentre ascolta la domanda sulla sua posizione. «Abbandonare è da perdenti. Io non sono così e continuerò a lottare insieme ai ragazzi. È stata una partita bruttissima. In questi momenti bisogna chiedere scusa. Non so dare una risposta a quello che è successo. Prendiamoci fischi e insulti, testa bassa e ripartire».
Oddo mette la coda tra le gambe e non ammette alibi da parte dei suoi. Ma la squadra è dalla sua parte? «La squadra è con me? La sento mia? Finora sì. Poi se dovessi vedere il contrario sarei io il primo a fare un passo indietro. Adesso è una situazione drammatica ma questo è il calcio. L’unica cosa da fare è cercare di reagire in fretta e darci da fare il più possibile negli allenamenti durante la settimana. Dovrò parlare con i ragazzi. In questo momento non ho parole per spiegare quanto accaduto in campo. Abbiamo fatto male, malissimo. Non riesco a dire altro. Cercheremo sul campo le soluzioni opportune». E ci sono tanti problemi, non solo in fase realizzativa. «Si parla sempre del nostro attacco ma una squadra che perde 4-0 in casa contro l’Empoli di problemi ne ha tanti. Dobbiamo stare sul pezzo e migliorare in tutto, cercando di limare il più possibile i nostri difetti. Perdere così è brutto, fa male», aggiunge il 40enne allenatore. Ora la sosta, che, forse, arriva nel momento giusto. «Dopo una batosta del genere meglio la sosta così recuperiamo qualche giocatore. Servirà per lavorare e per trovare rimedi. In questo momento salta all’occhio la fragilità della squadra. Tocca a me trovare una soluzione. Questi sono i classici momenti in cui si va alla ricerca del capro espiatorio. Oggi è andato tutto storto, errori di squadra, individuali ed errori in primis miei. Rivedrò la partita e cercheremo di trovare delle soluzioni. Chiedo scusa a tutti», (parole ribadite in serata con un tweet). Come un pugile suonato cerca di rialzarsi. «Dobbiamo mettere in campo più rabbia sottoporta e più attenzione in difesa. Contro l’Empoli abbiamo preso solo un giallo (in realtà sono due, ndc) e non è accettabile». Ci va giù duro con le parole: «C’era in campo una squadra che così non può salvarsi. Dobbiamo cambiare marcia». In queste situazioni sarebbe opportuno dare un segnale alla squadra con qualche provvedimento. «Ritiro o punizioni? No, domani (oggi, ndc) ci alleniamo e non ci sarà giorno libero. Nessuna punizione. In questo momento le parole stanno a zero, ripartiamo coi fatti». E prima di lasciare la pancia dell’Adriatico racconta quanto accaduto nel finale, un vero parapiglia: «Il loro portiere ha fatto una bambinata. Nella vita si può vincere e si può perdere, ma il loro portiere (Skorupski) non ha saputo vincere».
Incarta e porta a casa Giovanni Martusciello, allenatore dell’Empoli. «Una grande gioia dopo tanti sacrifici. È un risultato che fortifica autostima». Ma davanti ha trovato un Pescara scarico: «Sapevo che c’era grande attesa e una grande cornice di pubblico. Ho visto il Pescara a Milano e anche altre partite e dico che, come mole di gioco, meriterebbe altra classifica». E sui gesti provocatori di Skorupski non usa mezzi termini: «Il nostro portiere ha detto o fatto qualche cavolata e la panchina del Pescara si è arrabbiata». Mai quanto la tifoseria, ma verso la propria squadra.
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