ODDO COME ZEMAN E GALEONE

22 Marzo 2016

di ANTONIO DE LEONARDIS Sapete quanti gol ha subito il Pescara nelle ultime sei stagioni? Un'enormità, 344 in 248 partite, alla fantastica media quasi di un gol e mezzo ogni novanta minuti, il tutto...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Sapete quanti gol ha subito il Pescara nelle ultime sei stagioni? Un'enormità, 344 in 248 partite, alla fantastica media quasi di un gol e mezzo ogni novanta minuti, il tutto alternando nove allenatori in panchina e cambiando, di volta in volta, almeno 10 o 12 moduli tattici. Non so se è un record mondiale, ma, sicuramente, è un dato statistico che deve far riflettere e mette quanto meno in discussione le scelte di mercato portate avanti di campionato in campionato dalla società. Ma, al di là di questo, che poco conta per quel che riguarda il futuro prossimo dei biancazzurri, l'altra considerazione che ritengo importante fare è che i disagi difensivi il Pescara li ha conosciuti e risolti proprio in occasione delle sue esperienze più belle, con Galeone prima e con Zeman dopo. Sì, nonostante l'allarmante serie negativa, continuo a ritenere che la formazione di Oddo, nel bene e nel male, per identità, capacità di gioco, bagaglio tecnico e fragilità difensiva sia molto simile a quelle che hanno vinto e trionfato con i due profeti del calcio-spettacolo. Il filo che li lega è lo stesso, il campionato offre ancora l'occasione al tecnico attuale di ottenere gli stessi risultati dei due illustri predecessori facendo tesoro degli errori che stanno condizionando la fase negativa . Il 1988 è l'anno dell'unica salvezza in serie A del Pescara. I biancazzurri giocavano alla grande (fantastica la vittoria di San Siro con l'Inter), ma rimediavano pure batoste pesanti: 6 gol a Napoli, 4 a Firenze, 3 a Torino con la Juve. La svolta all'inizio del girone di ritorno dopo un rovescio in Coppa Italia con i bianconeri firmato dal poker di gol di Rush. Galeone a quel punto rinunciò ai quattro in linea in difesa, tolse Benini e mise Dicara in marcatura accanto all'altro centrale Bergodi, aprì la nuova fase che portò alla salvezza battendo proprio la Juventus all'Adriatico con Junior e Pagano. Percorso molto simile quello che ha portato il Pescara in A nel 2012 con Zeman. Anche qui la svolta arrivò grazie a un accorgimento difensivo. I biancazzurri, che già avevano subito una valanga di gol, persero tre partite di fila (Ascoli, Bari e Varese), diventarono irresistibili nel finale di stagione (7 vittorie su 7 e appena 3 gol al passivo) con Bocchetti terzino e un assetto meno frenetico a centrocampo. Il primo obiettivo di Oddo è dunque quello di limitare i danni sulle palle inattive, adattando la difesa anche con la marcatura a uomo, tenendo conto delle caratteristiche dell'avversario di turno, soluzione, tanto per fare un esempio, adottata da Di Francesco sia nell'anno della sua B col Pescara che oggi col Sassuolo che gioca, diverte e rischia poco. D'obbligo pure sprecare meno energie, trovando i tempi giusti nell'arco dell'intera gara e, problemino non da poco emerso nell'ultimo mese, quello di aiutare Fiorillo (o chi per lui) a ritrovare serenità in mezzo ai pali.

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