Oddo-Cosmi, mentalità e stili di gioco agli antipodi

3 Giugno 2016

Il calcio sbarazzino del pescarese contro quello pratico del tecnico dei siciliani Nel 2008 i granata erano in Eccellenza e nel 2012 il Lanciano fece festa a Trapani

PESCARA. La prima volta del Trapani contro la voglia di riscatto del Pescara che una finale play off per la A l'ha già giocata e persa (in realtà ci fu un doppio pareggio) l'anno scorso a Bologna. I granata sono la sorpresa, la stessa cosa non si può dire dei biancazzurri che sono partiti per disputare un campionato di vertice con l'obiettivo (minimo) dei play off. Il 58enne Serse Cosmi contro il 39enne Massimo Oddo, un tecnico esperto contro uno emergente. I due si conoscono, visto che l'allenatore perugino ha allenato l'ex terzino a Lecce nella stagione 2011-2012, in serie A. Due filosofie agli antipodi, in comune hanno l'organizzazione di gioco. Più pragmatico Cosmi, più sbarazzino Oddo. Il gioco del Trapani fa leva sulla forza e la solidità del pacchetto arretrato: il 5-3-2 è piuttosto abbottonato e si dispiega in contropiede sfruttando le qualità di Petkovic (dovrebbe rientrare domenica) e Citro. E poi i calci piazzati: i difensori di Cosmi sono abili a monetizzare centimentri e muscoli. Basti pensare agli 8 gol del centrale Scognamiglio, gli stessi di Petkovic e Coronado, secondo cannoniere granata dietro all'attaccante Citro (12 reti più uno ai play off). Il Trapani dà il meglio se viene attaccato e può agire in contropiede. E' letale negli spazi aperti. Viaggia sulle ali dell’entusiasmo e rappresenta la rivincita di Serse Cosmi che era finito un po’ ai margini del grande calcio per via delle ultime esperienze in panchina non proprio esaltante, compresa quella di Pescara nel 2014 quando prese il posto di Marino e poi non fu confermato a fine stagione. Ci rimase male il tecnico che domenica sera sarà il grande ex.

Il Pescara ha altre caratteristiche, è più tecnico: ama dialogare palla a terra e imporre il proprio gioco; il modulo ad albero di Natale, il 4-3-2-1, prevede una manovra armoniosa, più bella a vedersi. I trequartisti "ballano" tra le linee e poi si inseriscono a turno per supportare Lapadula. I terzini prediligono appoggiare l'azione d'attacco, le mezze ali fanno movimento e vanno ad occupare gli spazi. Insomma, c'è un'organizzazione che si basa sul fraseggio e sul gioco in verticale. I siciliani sono reduci da 18 risultati utili di fila; hanno trovato la quadratura del cerchio dopo il rovescio di Chiavari (4-0 per la Virtus Entella), il 13 febbraio scorso. Da quel giorno il Trapani ha preso il volo (14 successi e 4 pareggi) fino a chiudere la stagione regolare al terzo posto con 73 punti, uno in più dei biancazzurri che nell'ultima di campionato si sono fatti imporre il pari in casa dal Latina, perdendo il prezioso vantaggio del miglior piazzamento in classifica. I siciliani vanno in A anche con due pareggi; il Pescara deve per forza di cose segnare un gol in più, e quindi vincere una delle due gare. Agli antipodi anche la storia calcistica delle due città: il Pescara non è nuovo alla serie A, l'ultima volta l'ha conquistata nel 2012. Per il Trapani, invece, sarebbe la prima volta e coronerebbe un'ascesa iniziata nell'estate del 2008 quando ha vinto i play off di Eccellenza, battendo il Ricigliano. Dall'Eccellenza alla serie B, conquistata nel 2013. In mezzo anche una finale play off di Lega Pro persa contro la Virtus Lanciano nel 2012. Al timone della società c'è Vittorio Morace, detto "il Comandante", proprietario dell'Ustica Lines, un armatore che ha preso il club nel 2005 e, per l'appunto, l'ha portato dall'Eccellenza alla finale play off per la A. E' di origini napoletane, ma nel 2013 ha ottenuto la cittadinanza onoraria per meriti sportivi. Il tocco femminile è dato dalla moglie, la signora Anne Marie Collart, avvocato immobiliarista olandese e dal 2012 direttore generale del Trapani calcio.

@rocccocoletti1

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