Oddo: la A deve ripartire, lo stop sarebbe un disastro

26 Aprile 2020

«Alla ripresa dei giochi Juve favorita, Lazio penalizzata dal tour de force»

PESCARA . Una figlia in arrivo, la lotta scudetto, l’esonero inspiegabile a Perugia e i ricordi dell’avventura alla guida del Pescara. Emozioni e sensazioni di Massimo Oddo, il 43enne tecnico pescarese apre l’album dei ricordi in attesa che il calcio riparta.
Oddo, come trascorre le giornate?
«Chiuso in casa a Milano con mia moglie Roberta che è all’ottavo mese di gravidanza: è in arrivo la piccola Greta, non vediamo l’ora di abbracciarla e speriamo di superare questa fase».
La Figc vuole portare a termine i campionati.
«Sono d’accordo, bisogna evitare il bagno di sangue. In caso di stop andrebbero in crisi alcuni club di A, molti di B e quasi tutti di C. È necessario salvare le sponsorizzazioni e, soprattutto, i diritti tv che fanno girare la giostra».
Partiamo dalla serie A. Finora che torneo è stato?
«Più equilibrato e divertente rispetto agli ultimi anni. La Juve resta la più forte, nonostante qualche problema, e in caso di ripresa la rosa ampia gli consentirà di dosare le forze per disputare tre gare in una settimana. Al contrario, il tour de force potrebbe penalizzare la Lazio che ha una panchina più corta».
Un giudizio sulle milanesi? «L’Inter ha un ottimo ruolino e in futuro sarà sempre più forte, potrà ripercorrere il cammino della Juve di Conte. Il Milan paga le visioni divergenti in società: da un lato quella di stampo inglese di Gazidis, dall’altro quella italiana di Maldini e, fino a poco tempo fa, di Boban».
Sull’esonero di Marco Giampaolo?
«Forse c’è stato qualche problema che non conosciamo, altrimenti è inspiegabile. Stimo molto Giampaolo, è un insegnante di calcio, ha bisogno di tempo per trasmettere le sue idee. Quando allenavo il Pescara in A ricordo il match pareggiato all’Adriatico con la sua Samp. Dopo il fischio finale, negli spogliatoi, ho sentito Ferrero che urlava: ‘Questo lo mando via’. Non lo ha fatto e Giampaolo è rimasto lì per tre stagioni svolgendo un lavoro egregio».
Giampaolo esonerato, come lei, Eusebio Di Francesco e Fabio Grosso. Stagione nera per i tecnici abruzzesi di A e B.
«Il lavoro degli allenatori è condizionato da molte variabili. Un anno sei un fenomeno, l’altro un disgraziato. Faccio l’esempio di Di Francesco alla Samp: è possibile cacciare un allenatore che un anno prima ha portato la Roma in semifinale di Champions? Per me è allucinante. La scuola abruzzese ha dimostrato di essere validissima e per fortuna a Parma c’è il mio amico Roberto D’Aversa che tiene alta la bandiera».
Il Perugia l’ha mandata via con la squadra in zona play off.
«Mi dispiace non aver portato a termine il lavoro. Nonostante le difficoltà e gli infortuni siamo rimasti sempre tra le prime otto, ma forse la società credeva di poter ammazzare il campionato».
Deluso dal Pescara?
«È stato penalizzato dagli infortuni. In particolare si è sentita la mancanza di Tumminello, con lui avrebbe lottato per i primi posti. Forse in difesa c’è qualche lacuna, invece il centrocampo ha qualità impressionanti».
Un giudizio sulle dimissioni di Luciano Zauri?
«Ho letto che ci sono stati problemi di gestione che magari hanno inciso sul rendimento. Un allenatore deve dimettersi solo quando lo squadra non lo segue. Legrottaglie? Non lo conosco bene e non posso giudicarlo».
Tempo fa ha detto: “Non mi piacciono le minestre riscaldate”. Significa che non tornerebbe mai al Pescara?
«I ritorni nascondono insidie, le aspettative sarebbero troppo alte. In ogni caso, nella vita mai dire mai».
Ha qualche rimpianto per l’esperienza in A con il Delfino?
«Tanti. All’inizio la fortuna non ci ha assistito, altrimenti la stagione avrebbe preso una piega diversa. Pur giocando bene, non abbiamo concretizzato. E se non la butti dentro in A paghi un conto salato».
Quale l’errore più grande: non aver preso un centravanti di categoria?
«Volevamo tre punte: un giovane, Manaj, una scommessa, Bahebeck, e un elemento esperto. Avevamo scelto Borriello che però ha preferito il Cagliari. L’alternativa era Bendtner, ma ci è sfuggito. Stesso discorso con Bergessio. Se avessimo potuto contare sempre su Bahebeck ce la saremmo giocata, anche se per raggiungere la salvezza bisognava prendere un altro difensore. Certo, sarebbe stata un’impresa, visto che quel Pescara era più debole rispetto a quello della B».
“Meglio la promozione in A con il Pescara che la vittoria del Mondiale nel 2006”, un’altra sua frase famosa. Ne è ancora convinto?
«Tutta la vita, perchè nel Mondiale in Gemarnia ho giocato poco anche se è stata una grandissima emozione alzare quella coppa. Vincere da allenatore del club della propria città è il massimo. Non dimenticherò mai il 4-0 a Perugia e, ovviamente, la doppia finale contro il Trapani».
Chiudiamo con l’Italia di Roberto Mancini.
«Il ct ha svolto un ottimo lavoro risvegliando l’entusiasmo. Serviranno test più probanti e molti calciatori dovranno acquisire esperienza internazionale, ma la presenza di tanti giovani forti fa ben sperare per il futuro».
Giovanni Tontodonati
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