Oddo non molla: resto qui fino alla morte
«Un capo non abbandona mai la sua squadra». E fino a mercoledì ritiro punitivo a Roma
PESCARA. Buio pesto, l'ennesima umiliazione, la rabbia dei tifosi e il ritiro punitivo (finalmente). Domenica nera, nerissima, per il Pescara e il suo allenatore, Massimo Oddo. Battuto e sminuito dal Bologna, il Delfino è in coma irreversibile. Alibi zero, colpe tante. Di tutti, nessuno escluso: società, direttori sportivi, presidente, allenatore e giocatori. Indifendibili i biancazzurri, che sono stati contestati pesantemente dai tifosi. Da oggi fino a mercoledì la squadra sarà al Park Hotel Mancini, a Roma, per un ritiro punitivo. Una batosta del genere, l'ennesima, in altre piazze avrebbe portato all'esonero dell'allenatore o alle dimissioni del tecnico.
«Se non mi cacciano, io rimango qui fino alla morte. Sono un professionista e rimango, se la società farà altre scelte non lo so. Io faccio il mio lavoro con professionalità».
Oddo stavolta abbandona la sua cravatta d'ordinanza e si lascia avvolgere da un dolcevita blu scuro, scuro come il suo volto.
«Non abbandono. Non so se la società voglia fare altre scelte, ma io ci metterò la faccia fino alla fine, perché sono il capo di questa squadra e un capo non abbandona mai la sua squadra».
Il tecnico pescarese è deluso, ma rilancia e guarda avanti, nonostante il periodo nerissimo. «In questo momento siamo soli, personalmente rispetto la contestazione, i fischi a fine gara ci stanno tutti, ma non capisco quando si crea un clima di tensione già all'inizio della partita».
Oddo la pensa così e durante la partita ha avuto qualcosa da ridire quando è stato beccato da qualche tifoso della tribuna. «Non ho risposto a nessuno», taglia corto l'allenatore, smentendo quanto visto dagli spalti durante la gara. «La gente contesta, giustamente. Oggi, però, siamo soli. La gente ha scelto di non aiutarci. Dico questo senza alcun tipo di polemica. È giusto contestare, è meno giusto farlo prima del calcio d'inizio in un momento di difficoltà. E' una scelta che rispetto, ma non prima del calcio d'inizio. L'aria così tesa non fa bene alla squadra».
E ancora: «In questo momento c'è poco da salvare. È un momento delicatissimo, questo è sotto gli occhi di tutti ma siamo tenuti a non mollare un centimetro. La paura la fa da padrona, appena cade una palla in area prendiamo gol anche su cose su cui lavoriamo da settimane, e neanche la fortuna ci assiste. È una sconfitta meritatissima, ma a volte se non prendi gol alla prima occasione o non rimani in 10 dopo 16', vuol dire che puoi fare qualcosina in più. Così è dura». Secondo Oddo, il problema del Pescara è psicologico: «Quando ci lavori tanto e sbagli, non può che essere una questione di testa. Sono cose elementari sulle quali lavoriamo in settimana, se ci lavori e poi prendi gol è solo una questione di testa, non ci sono altre spiegazioni». E ancora versione psicologo. «Ci vuole un qualcosa che faccia scattare nella testa dei giocatori più convinzione. Alla prima palla prendi gol e vai in bambola. Abbiamo perso meritatamente». Modificare qualcosa? La risposta è chiara: «Abbiamo modificato più volte l'assetto della squadra, a Torino, con la Roma, ma in questo momento non è il modulo, ma la testa che non va. È difficile, la paura la fa da padrona e quindi il modulo è relativo».
E sull'espulsione di Verre è rimasto perplesso. «Il rosso a me è sembrato esagerato, il fallo c'è, ma ho visto falli più cattivi. Al 16' del primo tempo l'espulsione mi è sembrata un po' esagerata». Ora il ritiro, la sfida del Palermo e il mercato. «Rivoluzione a gennaio o solo puntelli utili? No, in questo momento non è corretto di palare del mercato».
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