Oddo spinge il Pescara: «Scriviamo la storia»

E stamani il tecnico porta i biancazzurri ad allenarsi in piazza Salotto
PESCARA. L’attesa è finita. A distanza di un anno, il Pescara si appresta a disputare un’altra finale per conquistare la massima serie: l’auspicio è che l’epilogo sia diverso rispetto a dodici mesi fa. Nel 2015 il sognò svanì contro il Bologna dell’ex Delio Rossi, stavolta sulla strada che porta alla A c’è il Trapani Serse Cosmi. Anche lui occupò per alcuni mesi la panchina che ora appartiene Massimo Oddo, ma al termine della stagione 2013-14 non venne confermato. Questa sera all’Adriatico il primo scontro tra due squadre diverse per caratteristiche dei calciatori e filosofie dei tecnici. I biancazzurri con maggiore velocità e qualità tecniche eccelse, i granata con esperienza e forza fisica devastanti. La sfrontatezza del giovane Massimo Oddo contro la saggezza di un allenatore navigato come Serse Cosmi: in palio c’è una bella fetta di promozione. «Queste sono partite», ammette Oddo, «che possono cambiarti la vita. Le motivazioni sono altissime per entrambe. Noi abbiamo perso una finale l'anno scorso e quindi ci riproveremo, sapendo che non sarà facile. Il calore e l'entusiasmo del nostro pubblico saranno un’arma in più».
Oltre ventimila sulle gradinate dell’Adriatico. Un’atmosfera magica con coreografie già allestite, sciarpe e bandiere pronte per colorare di bianco e di azzurro tutto lo stadio. A proposito di entusiasmo, un sostanzioso antipasto ci sarà questa mattina alle 11 a piazza Salotto. Oddo, infatti, ha deciso di far svolgere ai calciatori un “risveglio muscolare” in centro riproponendo lo stesso programma dell’anno scorso, quando portò la squadra alla nave di Cascella alla vigilia della finale di ritorno con il Bologna. Della serie, al diavolo la scaramanzia. «Beh, non del tutto, dal momento che ho scelto un luogo diverso. Il motivo? Mi serve uno spazio più grande che possa accogliere molte persone in più. Poi, dopo la partita, voglio che i nostri tifosi tornino a casa con il petto gonfio».
Da calciatore ha vissuto tanti momenti intensi riuscendo sempre a non farsi condizionare dalle pressioni. Ad esempio, a poche ore dal match di Novara, ha rivelato di non aver accusato la tensione nemmeno prima della finale di Champions League (poi vinta) con il Milan. «Sono così di carattere, anche se da allenatore è tutto diverso. Ora la mia serenità deriva dalla forza dei ragazzi: credo fortemente nelle loro potenzialità».
A Lecce è stato allenato da Cosmi, ma le idee dei due tecnici non somigliano affatto. «Si può vincere in mille modi, però non pensiate che il Trapani giochi male: l’ultima volta che ci siamo affrontati all’Adriatico (Pescara sconfitto 2-1, ndr) Cosmi è venuto a giocarsela a viso aperto. Loro hanno il vantaggio del miglior piazzamento che dovremo ribaltare vincendo almeno una partita. Batterli nella prima sfida sarebbe importantissimo. Non bastano le capacità tecniche, servono altre componenti: intelligenza, equilibrio e determinazione».
Difficile immaginare un Trapani arrembante. «Me lo aspetto con un atteggiamento equilibrato. Loro attuano una fase difensiva molto efficace, poi ripartono con veloci contropiedi». Al contrario, il Pescara cercherà di sferrare i colpi attraverso la solita manovra avvolgente. «Conoscete bene la nostra identità. Proveremo a vincere affidandoci al gioco. Non dovremo farci travolgere dalla frenesia. Bisogna essere lucidi e concentrati». Nessuna indicazione sullo schieramento iniziale. «Sono tutti convocati, non vi dico altro». Il tecnico dovrebbe riproporre Torreira in mediana al posto di Bruno riportando Benali in avanti con Caprari alle spalle di Lapadula. Dalla parte opposta, Cosmi rifiuta l’etichetta che molti hanno affibbiato alle due squadre: Pescara sinonimo di calcio totale, Trapani di concretezza e pragmatismo. «Qualcuno sta facendo passare questo messaggio», afferma il tecnico umbro, «ricordo che siamo la terza forza del torneo, il terzo miglior attacco e la squadra che ha mandato più difensori in rete. Al di là di questo, sappiamo che il traguardo è vicino. Credo che il Pescara, per quanto possa impegnarsi, non potrà mai avere le nostre motivazioni. Quello che dobbiamo fare è non trasformare l'entusiasmo in euforia o timore di non farcela».
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