Oddo usa la bacchetta: «È mancata la squadra»

2 Ottobre 2016

«Non c’è stato equilibrio, ognuno dei miei è andato per conto suo»

PESCARA. «Non siamo stati una squadra». Massimo Oddo non usa mezzi termini per spiegare la deludente performance dei biancazzurri. Sapeva che sarebbe stata una partita-trappola, lo aveva ribadito alla vigilia, ma evidentemente il messaggio non è stato recepito dai calciatori. «Benvenuti nella realtà», dice l’allenatore del Pescara, «queste sono le insidie che nasconde la serie A. La realtà non è quella dei match con Napoli e Inter, dove le motivazioni si trovano con facilità. In questa categoria ci sono squadre esperte che se hanno la possibilità ti puniscono, altrimenti non concedono spazi. Inoltre, quando capita loro di passare in vantaggio, diventa dura recuperare. L’esempio perfetto è il Chievo, che ha costruito la sua storia in A con queste credenziali».

Stavolta l’approccio non è stato positivo. «E’ vero, abbiamo sbagliato nei primi minuti, però siamo rimasti abbastanza ordinati. In avvio di ripresa ho visto la giusta mentalità, poi ha prevalso la troppa voglia di segnare». Pian piano, infatti, il Delfino ha perso l’equilibrio. «Ha pesato la mancanza di esperienza e di malizia. Però non è concepibile prendere contropiedi su un calcio d’angolo a favore. Va detto anche che abbiamo incassato il primo gol nel nostro momento migliore. Ripeto, eravamo messi male in campo, perché volevamo segnare a tutti i costi. Noi non abbiamo Higuain, qui non ci sono fenomeni, i miei calciatori possono fare bene solo se supportati dal collettivo, invece ognuno voleva risolvere la partita da solo».

Poi l’invito a cambiare registro. «Serve più umiltà. Dobbiamo esserne consapevoli, altrimenti tutto diventa più difficile». La prima vittoria è di nuovo rinviata, ma il tecnico esclude contraccolpi a livello psicologico. «Il nostro obiettivo è la salvezza, che si può ottenere esclusivamente con i requisiti che ho appena elencato. Sono arrabbiato perché abbiamo commesso errori evitabili, non per i palloni persi o i passaggi sbagliati. Avevamo preparato la partita tenendo un terzino più stretto e uno più avanzato, invece è capitato di vederli entrambi in attacco. Queste sono le cose che mi fanno imbufalire e che evidenziano una mancanza di esperienza. Non sto accusando i ragazzi, voglio solo indicare i nostri limiti. Ci sarà da lottare fino alla fine. Tutti devono saperlo, non bisogna farsi illusioni». Il Pescara ha sofferto molto la fisicità dell’avversario. «E’ la verità, il Chievo è attrezzatissimo da questo punto di vista, ma se fossimo rimasti corti e compatti avremmo potuto ovviare al gap».

Però la differenza di struttura era palese. «In effetti, durante il riscaldamento il Chievo sembrava una formazione Primavera e noi gli Esordienti».

Poi un giudizio su Rey Manaj, che si è battuto con furore agonistico, ma non ha trovato la via del gol. La sua gara è finita al 22’ della ripresa. «Il problema fisico non c’entra nulla. Avevo deciso di cambiarlo per dare maggiore velocità e dinamismo con Mitrita. Rey è un giocatore di sicura prospettiva, ma non è Higuain che ti risolve le partite. Gli auguro di diventarlo, ma adesso deve essere supportato da tutti i compagni».

Poco dopo le 22 l’immancabile tweet per risollevare la sua squadra. «Momenti difficili ne abbiamo vissuti in B e in A ce ne saranno tanti... ma sono convinto che ne usciremo da squadra. Avanti!».

Dall’altra parte gongola il tecnico del Chievo, Rolando Maran. In attesa delle gare di oggi, il suo Chievo sale al terzo posto alle spalle di Juventus e Napoli. «Siamo una squadra matura, lo abbiamo dimostrato nell'approccio e nella gestione della gara. Nel primo tempo abbiamo avuto un ottimo impatto e avremmo potuto sbloccare anche prima la partita». Qualche affanno in avvio di ripresa. «Abbiamo allentato la pressione ed è venuto fuori il Pescara, che gioca bene al calcio ed è un'ottima squadra. Alla fine siamo stati bravi a colpire portando a casa con merito la vittoria».

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