Ogurçak: la Sieco terza grazie anche ai panchinari

«Sono un valore aggiunto insieme al lavoro difensivo del libero Toscani»
ORTONA. Frantisek Ogurçak è un tipo apparentemente silenzioso e dotato di senso dell’humor. Non si prende troppo sul serio, ma sul parquet è una sentenza. E’ uno dei pilastri della Sieco Impavida, è a lui che il palleggiatore Andrea Lanci dà la palla nei momenti di difficoltà. E lo schiacciatore slovacco sa cosa farne, la mette a terra o si rifugia nel muro e fuori. A 34 anni è nel pieno della maturità pallavolistica. A Ortona è arrivato nel novembre del 2017, ma in Italia era già un volto conosciuto visto che per sei stagioni ha giocato tra A1 e A2 con Bassano, Perugia, Genova, Treviso, Piacenza e Vibo Valentia. In passato ha giocato anche in Belgio, Grecia, Polonia e Repubblica Ceca.
Ogurçak, come è arrivato a Ortona?
«In macchina… No, a parte gli scherzi, avevo cominciato a rigiocare in Patria, dopo l’intervento chirurgico alla spalla che mi ha tenuto fermo tanto tempo. La Sieco aveva bisogno di uno schiacciatore con le mie caratteristiche e l’accordo è stato subito trovato».
Con i buoni uffici di Milan Bencz, l’opposto che già vestiva la maglia della Sieco.
«Può darsi che abbia messo una parola buona. Ma io ho alle spalle oltre 150 presenze con la maglia della Nazionale e in Italia avevo già giocato».
In Slovacchia il volley è molto praticato?
«Abbastanza, ma non molto. Vanno di moda il calcio e l’hockey su ghiaccio. Nel mondo del pallone i campioni più conosciuti sono Hamsik e Skriniar; per quanto riguarda l’hockey sono tanti i ragazzi che vanno a giocare nei campionati americani».
E poi c’è la pallavolo.
«Sì, io ho cominciato da piccolo. Ho scelto il volley, anziché il basket, perché ero troppo sottile. Sono andato in una scuola tipo il vostro Club Italia, un centro federale, a 300 km da casa. Si studiava e si faceva allenamento».
E poi ha girato l’Europa, giocando anche in Belgio, Grecia, Polonia e Repubblica Ceca.
«In Italia mi trovo bene, perché si mangia che è un piacere e c’è un clima che mi aggrada».
E si gioca una buona pallavolo?
«Sono arrivato la prima volta in Italia nel 2008, a Bassano, e il livello del campionato era molto alto. C’è stata un po’ di crisi, ma ora è di nuovo al top. Crisi riconducibile alle difficoltà economiche che hanno spinto i giocatori a scegliere altri campionati. C’è una peculiarità, però, qui. Gli allenatori sono i migliori. C’è una scuola che ha prodotto tecnici che, non a caso, vengono cercati anche all’estero».
La prima difficoltà che incontra uno straniero quando arriva in Italia?
«La lingua. Poi, le cose si aggiustano col passare del tempo».
Con la Sieco in questa stagione non siete partiti bene.
«Le prime sei giornate non sono state all’altezza della situazione o quantomeno dei nostri obiettivi. Poi, però, le cose sono migliorate e ora siamo terzi. Se riuscissimo a conservare questa posizione in classifica fino alla fine della stagione regolare avremmo centrato l’obiettivo iniziale che, per l’appunto, era quello di chiudere tra le prime quattro».
Gli infortuni di Dolfo e di Simoni vi hanno frenato.
«Di certo, non ci hanno agevolato. Però, gli infortuni sono all’ordine del giorno in un campionato. E tutte le squadre devono fronteggiarli. Noi abbiamo reagito bene perché chi è entrato dalla panchina ha avuto un buon impatto sulla squadra mantenendo saldi gli equilibri. E va dato atto al libero (Toscani, ndr) che ci ha dato una grossa mano».
Lei schiaccia e riceve, come preferisce ricevere la palla?
«Non c’è una preferenza, perché bisogna essere pronti a ogni evenienza. Occorre chiudere il punto, a prescindere da come il palleggiatore ti serve. E comunque con Andrea Lanci l’intesa è venuta spontanea».
A 34 anni sta pensando al dopo pallavolo?
«No, fino a quando mi pagano per giocare… A parte gli scherzi, la carriera di un giocatore di pallavolo si è allungata. Puoi resistere fino a 40 anni, tanto più il sottoscritto che è stato fermo oltre un anno per un problema alla spalla».
C’è un segreto per conservarsi così a lungo?
«No, il piacere di giocare a pallavolo».
C’è un gruppo migliore rispetto alla passata stagione?
«Sono i risultati a fare il gruppo. Se arrivano il gruppo è ottimo, in caso contrario ognuno pensa che il problema sia l’altro».
Domenica ci sarà la sosta, dopodiché la Sieco ripartirà da Cantù.
«Restano sette partite di campionato da affrontare al massimo per conservare la terza piazza. Io sono convinto che ce la possiamo fare perché dalla panchina entra gente motivata e brava».
In questo campionato chi le è piaciuto di più?
«L’opposto di Bergamo, l’ucraino Dmitriy Shavrak».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

