Oltre 2 milioni di debiti ora si cercano i bilanci

15 Dicembre 2016

La curatrice del tribunale al lavoro per far giocare la squadra

CHIETI. Il Chieti calcio è fallito per la seconda volta in 94 anni di storia. Adesso è corsa contro il tempo per salvare il titolo sportivo e permettere alla squadra di terminare il campionato. Ieri è arrivata la sentenza del tribunale civile di Chieti. Il collegio presieduto dal magistrato Camillo Romandini e composto dai giudici Alberto Iachini Bellisarii e Nicola Valletta ha dichiarato il fallimento della società neroverde per l'ammontare di oltre 80mila euro di debiti nei confronti di tre creditori (l'ex vice presidente Walter Costa, la Satam e Ciaotickets). Il tribunale ha nominato curatrice fallimentare la commercialista Maria Nicla Corvacchiola, ex presidente della Renato Curi Angolana, che si è occupata anche del precedente fallimento del Chieti nel 2008. Cosà succederà adesso? La volontà della Corvacchiola è di chiedere l'autorizzazione al giudice per permettere alla squadra di continuare a giocare e di portare a termine il campionato di serie D. Ieri la curatrice fallimentare ha incontrato il sindaco Umberto Di Primio e oggi parlerà con la squadra e il tecnico Alberto Mariani per valutare se ci sono le condizioni per andare avanti con la stagione sportiva. «L'incontro è stato positivo e ho apprezzato le qualità professionali della curatrice fallimentare», spiega il sindaco teatino Di Primio. «L'intenzione è permettere al Chieti di continuare a giocare per evitare che il titolo sportivo scompaia». Nel caso in cui la squadra non dovesse terminare il campionato, infatti, la società verrebbe radiata e perderebbe il titolo sportivo. L'imprenditore Giulio Trevisan, presidente del Chieti Torre Alex, seconda squadra neroverde della città militante in Promozione, si è già detto disposto a rilevare il titolo sportivo in tribunale. Affinché ciò accada, però, è necessario tirare avanti la carretta fino a giugno. Ma non sarà facile trovare le risorse per continuare. «Ci sono due strade davanti per far proseguire il Chieti», dice Di Primio, «la prima è l'esercizio provvisorio, la seconda l'affitto del ramo di azienda». Se il Chieti dovesse ritirarsi dal campionato prima di domenica, ovvero prima dell'ultima giornata di andata, tutte le gare finora disputate dai neroverdi verrebbero annullate. La sentenza sul fallimento del Chieti è racchiusa in quattro pagine. La società versa in stato di insolvenza per cinque motivi. «I crediti dei ricorrenti, risultanti da decreto ingiuntivo esecutivo, cambiali e altri titoli di credito, ammontano ad oltre 80mila euro», scrivono i giudici. «Sono stati esperiti infruttuosamente pignoramenti; risultano elevati protesti; mancano beni immobili di proprietà; l'ammontare dei debiti scaduti e non pagati risultante dalla documentazione non è inferiore alla soglia di 30mila euro». Ieri, subito dopo la sentenza, la curatrice fallimentare si è recata allo stadio Angelini per apporre sigilli alla sede e ai magazzini utilizzati dalla Chieti Calcio. Nella sentenza si legge anche che i giudici hanno ordinato al presidente Mauro Giacomini, legale rappresentante della società, di depositare nella cancelleria del tribunale, entro tre giorni, i bilanci e le scritture contabili e fiscali obbligatorie della società, nonché l'elenco dei creditori. Il Chieti Calcio non ha i bilanci degli ultimi due anni. L'ultimo depositato è del 2013, quando i debiti ammontavano a un milione e trecentomila euro. Il 3 aprile, davanti al giudice delegato Valletta, si procederà alla ricognizione dello stato passivo. Facile immaginare che adesso i debiti complessivi della società ammontino a più di due milioni di euro. La vicenda è destinata ad approdare in Procura.

Giammarco Giardini

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