Ora il Pescara si avvia verso la rivoluzione

In bilico Zauri e il ds Matteassi se Sebastiani vende la società
PESCARA . Un’altra annata deludente, la terza consecutiva, e un futuro tutto da scoprire. Di certo si preannuncia un’estate movimentata per i tifosi del Pescara, che dal 2017, anno in cui il Delfino retrocesse dalla A alla B, hanno vissuto cinque campionati avari di soddisfazioni. Solo nel 2018-19, con Bepi Pillon in panchina, la squadra ha disputato un buon torneo fermandosi in semifinale play off contro il Verona. La sconfitta agli ottavi contro la Feralpisalò e l’addio alla corsa promozione hanno scatenato la rabbia dei sostenitori biancazzurri, molti dei quali continuano a chiedere a gran voce al presidente Daniele Sebastiani di farsi da parte. Il patron si dichiara disposto a togliere il disturbo e, dopo gli annunci (caduti nel vuoto) di inizio anno su un passaggio di mano imminente, ieri Sebastiani al Centro ha dichiarato che la cessione della società è in dirittura d’arrivo: «Vi dico che al 100% chiudiamo», le parole di Sebastiani, «il club passerà o un gruppo italiano o a uno americano. Entro un mese, al massimo, tutto verrà definito». Staremo a vedere.
Futuro incerto. Bisogna voltare pagina e, indipendentemente dalla trattativa per la cessione del club, occorre iniziare a programmare il futuro, cominciando con la scelta del direttore sportivo e dell’allenatore e ponendo le basi per la costruzione del nuovo organico.
Sebastiani, però, non sembra intenzionato a sciogliere le riserve in tempi brevi. «Zauri e Matteassi conoscono il mio pensiero», ha detto il presidente riferendosi alla possibilità di conferma del tecnico marsicano e del ds toscano. «Se cedo la società non decido più io. Se poi non cedo, devo iscrivere la squadra, perché io faccio i fatti a differenza di chi parla senza avere titolo, e loro possono restare». Dunque, bisogna sperare che, in un modo o nell’altro, la trattativa societaria si chiuda in tempi rapidi per scongiurare un altro inizio estate all’insegna dell’incertezza e avviare la ricostruzione.
Il tallone d’Achille. La disfatta di Salò certifica, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che il problema principale del Pescara riguardava la fase difensiva. Cinque reti subite nel doppio confronto con la Feralpi, altre 4 incassate nei precedenti turni play off (2 dalla Carrarese e altrettante dal Gubbio) hanno portato il totale a 50 gol presi in 42 partite, di cui 41 nei 38 match della stagione regolare (Modena e Reggiana ne hanno subiti rispettivamente 25 e 26).
Troppi per sperare di poter recitare un ruolo da protagonista in campionato o provare ad arrivare fino in fondo negli spareggi promozione. Numeri, tuttavia, abbastanza frequenti nella storia recente del Pescara, che dal 2017 a oggi in cinque stagioni ha subìto 284 reti in 202 gare, in media quasi un gol e mezzo a partita. Nel torneo di B 2017-18, iniziato con Zdenek Zeman, poi sostituito da Epifani, a sua volta rimpiazzato da Bepi Pillon, la squadra ha incassato 64 reti. L’anno successivo 52 nel torneo cadetto concluso al quarto posto prima dell’eliminazione in semifinale play off contro il Verona. Nel 2019-20, altri 58 gol sul groppone, con tre allenatori diversi (Luciano Zauri, Nicola Legrottaglie e Andrea Sottil) e la salvezza arrivata in extremis nello scontro play out con il Perugia di Oddo.
Proprio quest’ultimo, nell’annata seguente, ha preso in mano i biancazzurri ed è stato esonerato dopo nove partite. Al suo posto Roberto Breda e, successivamente, Gianluca Grassadonia, che non sono riusciti a invertire la rotta e a evitare la retrocessione in Serie C (60 reti subite). Il resto è storia recente, con Gaetano Auteri al timone per 35 giornate, poi il ritorno di Zauri e il triste epilogo nei play off
Giovanni Tontodonati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

