Palmiero deluso: «Ora testa bassa e lavorare»

30 Gennaio 2023

Il mediano: «Non so spiegarmi questo tracollo». Esordio amaro per Rafia: «Rialziamoci subito»

PESCARA . Nel pomeriggio più da cani che si ricordi da molti mesi, è difficile trovare nel gruppo biancazzurro qualcuno che sappia dare una spiegazione una ragione per questa crisi senza fine. «Com'è stato possibile? Non so davvero spiegarlo, dovremo rifletterci, capire e poi correggere gli errori». Dice Luca Palmiero che, con Mora in ospedale e Ingrosso forse ancora a chiedersi se quello era Ogunseye o invece Oshimhen senza maschera, assolve al compito di far sentire una voce da dentro. Il mediano sembra davvero la foto del Pescara attuale: spaesato, disorientato, incredulo, forse confuso. Allora: dieci minuti quasi per illudere, poi il crollo repentino, le praterie per le ripartenze di un avversario che solo quelle si era organizzato a fare. E nessun segno di reazione, nessuna occasione o pretesto per alibi o rimpianti. «È vero, abbiamo preso tante ripartenze», dice Palmiero, «troppe. Ma non saprei dire come è successo, bisognerà analizzare bene la gara e poi rimetterci a testa sotto a lavorare per uscire da questa situazione». Si gioca già mercoledì. «E forse è meglio. Avremo possibilità di reagire subito». Già, anche se dopo due mesi di schiaffoni il proposito appare sempre meno credibile. Se Palmiero fatica a spiegare, figurarsi cosa può aggiungere il buon Hamza Rafia, che aveva certo immaginato un dopopartita molto diverso per l'esordio in biancazzurro. «Brutta sconfitta, fa molto male», dice guardandosi intorno con espressione timida, quasi ingenua, «all'intervallo eravamo già sotto di 3 gol, difficile immaginare di ribaltarla. Fortuna che mercoledì si torna in campo, speriamo di far dimenticare questa brutta gara». Come mai la scelta di lasciare la Juve per Pescara? «Avevo qualche altra proposta, ma il Pescara mi ha voluto con decisione, ho sentito il direttore e anche il mister e il presidente, ho colto fiducia, possibilità di avere spazio. Ed eccomi». Per giocare in quale ruolo? «Davanti, non importa dove: dietro la punta ma anche esterno, come in nazionale. Se gioco, va bene ovunque», conclude prima di uscire a raggiungere i compagni, con l'eco della contestazione ad accompagnarlo. China la testa e sale sul pullman Rafia. Chissà se consapevole o preoccupato dall'idea che qualcuno spera possa diventare l'uomo della svolta.
Walter Nerone
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