Paltrinieri argento storico Fioretto maschile agrodolce

5 Agosto 2024

Il nuotatore di Carpi ha ottenuto nei 1500 stile libero la quinta medaglia olimpica La squadra di Cerioni (ko col Giappone) rende meno amaro il bilancio della scherma 

PARIGI. Gregorio Paltrinieri, nella storia del nuoto, ci è già entrato da tempo, ma a vederlo a Parigi, l’idea che possa abdicare sembra lontana. Forse in vasca, chissà, ma ci penserà solo al termine dei Giochi. Intanto si gode lo splendido argento nella 1.500 stile libero che regala all’azzurro la seconda medaglia di questa Olimpiade, dopo il bronzo negli 800, ma soprattutto la quinta olimpica della sua carriera, rendendolo il nuotatore azzurro più medagliato della storia della manifestazione a cinque cerchi. La gara più lunga in vasca il campione emiliano la chiude in 14’34”55, dietro solo all’americano Bobby Finke, che ha chiuso le 30 vasche con il record del mondo: 14’30”67 che cancella il 14’31”02 stabilito dal cinese Sun Yang alle Olimpiadi di Londra 2012.
Ma per Paltrinieri, il più anziano della spedizione – 30 anni a settembre e l’unico in vasca a prendere due medaglie – non finisce qui perché a Greg resta ancora la 10km nelle acque libere nella Senna per scrivere un’altra pagina memorabile e provare a prendersi un “triplete” che adesso non è più solamente un sogno. «Sono contentissimo di essere di nuovo sul podio, è stupendo. L’argento ottenuto con lo stesso tempo con cui avevo vinto a Rio è incredibile», queste le prime parole di Paltrinieri. «È la mia quinta medaglia olimpica, non ci avrei mai scommesso, anche perché avevo pensato che sarebbe stata l’ultima a Rio e anche a Tokyo, sono senza parole». E nemmeno la febbre dei giorni scorsi lo ha abbattuto: «Sono stati giorni difficili perché mi rendevo conto per la prima volta della mia grandezza. Sapevo di poter fare bene, ma per tre giorni sono stato male. Credo la febbre fosse da stress, cercare di essere sempre sempre performante è stato difficile, ma non mi ha tolto energie». Per questo solamente uno straordinario Finke, con tanto di nuovo record del mondo nei 1.500, poteva togliere a Gregorio l’oro.
Fioretto agrodolce. Un argento con qualche rimpianto, ma certo non da buttare. Il secondo posto degli azzurri del fioretto, battuti dal Giappone dopo una finale che aveva regalato sprazzi di speranza iniziale, chiude la missione della scherma a Parigi 2024. La crisi di settore della disciplina che rappresenta il forziere dello sport azzurro, proclamata a Tokyo forse non si può dire chiusa del tutto, ma il punto più basso pare lontano. Tre anni fa in Giappone la casella dell'oro era rimasta inaspettatamente vuota, e poi c'erano stati tre argenti e due bronzi: nella Ville Lumiere, in uno degli impianti più belli di queste Olimpiadi, il sontuoso Grand Palais, il titolo olimpico lo hanno conquistato le ragazze della spada, l'argento delle due squadre di fioretto, quello individuale di Filippo Macchi e nella sciabola il bronzo di Samele. In pedana ieri, nella giornata che chiude le prove della scherma sono saliti Guillaume Bianchi, Macchi (che bissa così l'argento), Tommaso Marini e Alessio Foconi: l'ultimo assalto con i giapponesi è stato a lungo un testa a testa che ha fatto sperare. Quello mancato anche tre anni fa in Giappone. Ma al penultimo assalto il ct Cerioni, forse per un infortunio al polso di Macchi, ha sostituito l'argento nella gara individuale con Foconi. Un parziale disastroso ha consentito agli avversari di prendere il largo. Il ct Stefano Cerioni, parla comunque di un lavoro che «paga e porta verso il futuro in maniera positiva».
Giorgio La Bruzzo