Pantani e Scarponi Messaggi d’amore scritti su neve e lenzuoli

14 Maggio 2018

Gli striscioni lungo i tornanti rendono presenti i campioni scomparsi Da Cesenatico a Palermo alla Colombia, il meticciato delle due ruote

INVIATO A CAMPO IMPERATORE. Un balcone a quota 2.200 metri. Da un lato il Corno Grande, che si svela solo per un attimo per poi ritrarsi in un mare di nuvole. Dall’altra la Piana di Campo Imperatore.
Per guadagnare questa postazione privilegiata che scopre una distesa infinita, mezza bianca e mezza verde, dove i crochi viola alzano la testa proprio allo sparire della neve, Per guadagnare questa postazione privilegiata – spettacolo nello spettacolo – quelli di Cesenatico, che il balcone ce l’hanno pure, sì, però sul mare, hanno dormito due notti in macchina. Quando è da poco passato mezzogiorno, Stefano Bagnolini e i suoi amici stanno mettendo su uno striscione. C’è scritto “Ieri, oggi, domani, giustizia per Pantani”. «Marco non c’è più, ma è sempre vivo dentro di noi», raccontano. «Vado in giro per l’Italia e rimane tra i ciclisti più acclamati. Nel 1999 non c’ero. Ma ancora oggi si parla di lui. Eredi? Non ne vedo: chi ha il suo carisma?».
Andrea D’Offizi, da Tivoli, ha fatto nove chilometri a piedi per srotolare un lenzuolo con su scritto “Scarponi Pantani. Ieri oggi e domani”. Gli assenti da questo scenario terreno, eppure tanto vicino al cielo, parlano anche attraverso questi messaggi d’amore che trovi scritti dappertutto. Sulla neve sporca di terra. Sui lenzuoli bianchi sottratti dai più giovani all’incauta custodia di mamme rimaste a casa, ché oggi è pur sempre la loro festa. Sull’asfalto rifatto di fresco che trasforma quest’ascesa ajj’infinitu (come il celebre verso della canzone J’Abbruzzu scritta da Carlo Perrone ) in una tortura un po’ più sopportabile. Al limite ti pianti e basta. Non c’è il rischio, insomma, di finire dentro una buca.
C’è gente che per arrivare fin quassù ha piantato la tenda, oppure ha camminato per tre ore in salita. È questo il caso dei tre amici di Pescara Luciano Di Gregorio, Giammarco Di Marcantonio e Moreno Di Giandomenico. Li unisce l’amicizia, ma pure la passione per il ciclismo. «Tifiamo Aru, speriamo bene». E ancora. Una famiglia di Palermo – mamma, papà e figlio di 10 anni – arrivata qui per seguire la tappa, ma soprattutto Giovanni Visconti. Che dire, poi, dei colombiani sempre col sorriso stampato sul volto? Tra le transenne nascono delle amicizie. Del resto, sette ore e passa in attesa di un attimo. Il tempo di un selfie, un gadget e poi a casa. Più su, sotto al cartello piazzale Campo Imperatore, intabarrati nei loro giacconi, ecco Franca e Ivano Balugani, quasi parenti di quel famoso Gianni, ben noto, ma per il calcio, dalle parti di Lanciano, Francavilla, Teramo e Chieti. Insomma, il meticciato delle due ruote. Lingue e dialetti diversi, zero incomprensioni. «Scusa, ti fai più in là, che da quassù c’è una vista unica?».
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