Paolo Moretti tiferà Roseto ai play out

Basket A2, il coach: «Roma è strutturata, ma gli Sharks devono provarci»
ROSETO. Ritorno a Roseto in questi giorni per Paolo Moretti, ex sempre molto amato in città per svolgere una due giorni di perfezionamento tecnico con i giovani leoni della Fides e Virtus Roseto, e coi più piccoli della Scuola Minibasket del professor Di Blasio.
Moretti, com’è passato quest’anno senza poter allenare?
«Diciamo che ho curato i miei interessi familiari, seguendo i miei figli: sono stato in America da Davide, alla sua prima esperienza nel college basket Usa, e ho ovviamente seguito anche il più piccolo, Nicolò. Ovviamente, mi sono tenuto aggiornato seguendo tanto basket in tv, provando ad ampliare la mia rete di conoscenze nel basket minore, guardando ai settori giovanili di quelle società che non hanno squadre in serie A o in A2, per acquisire tante informazioni che sfrutterò quando si tornerà a cavallo».
Quanto è difficile rimanere fermi dopo tanti anni?
«All’inizio molto, poi mi sono messo alla ricerca di nuovi stimoli: penso che sia importante non rimanere ancorati ad una sola possibilità per il futuro, perché è vero che la mia prima attività è di tornare ad allenare, ma è sempre meglio tenere accesi i radar per sondare nuove possibilità».
In America ha potuto ampliare i suoi orizzonti, assistendo al lavoro giornaliero sia nelle università che in Nba, passando qualche giorno con gli Spurs del suo ex coach Messina.
«Toccare con mano il livello di organizzazione in Nba e nei college mi ha francamente sorpreso e posso dire che mentre il mondo dei professionisti è francamente lontanissimo dal nostro, a quello dei college, che ha delle dinamiche assimilabili alle nostre, possiamo guardare con più interesse. Il problema vero è che le loro strutture sono avanti anni luce rispetto a noi, in termini di numeri, budget e possibilità».
Cosa le resta di questa esperienza made in Usa?
«Il convincimento che certe situazioni non sono replicabili nel nostro mondo».
Ha pensato di fare un’esperienza all’estero?
«Penso di non esser pronto, oggi difficilmente accetterei».
Ha visto tanto basket in tv. Ha seguito anche gli Sharks?
«Certamente. Hanno vissuto un’annata difficile e piena di problemi, penso perché hanno dovuto costruire la squadra forse con un budget ancor più ridotto che in passato. Si son dovuti prendere dei rischi facendo degli azzardi, quelli che però devi prenderti quando sai di avere meno possibilità degli altri, e stavolta non hanno pagato. Però, la mossa di tenere al comando un allenatore come Di Paolantonio, l’unico che in quel contesto poteva sbrogliare la matassa per le sue capacità e la sua conoscenza dell’ambiente, penso sia stata quella giusta, che può pagare ai playout».
Per Roseto domenica c’è gara-1 a Roma contro la Virtus: come la vede?
«Roma è forse la squadra più completa e strutturata delle quattro partecipanti. Sulla carta il primo turno sembra più spostato verso di loro, ma so che Roseto non è mai arrendevole e sono sicuro che proverà a fare il colpaccio. Diciamo che se gli Sharks non ce la dovessero fare al primo turno, avrebbero comunque tutte le carte in regola per farcela al secondo, per conquistare una salvezza che mi auguro col cuore».
Marco Rapone
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