Papà Oddo: «Massimo ha stupito anche me»

8 Giugno 2015

«Consigli? No, gli confonderei solo le idee. Si comporta da allenatore navigato E poi è bravo nella comunicazione. Io ho impiegato 30 anni per capirla...»

PESCARA. Papà Oddo il prossimo 14 agosto compirà 69 anni. E’ da una vita nel mondo del calcio: prima come giocatore e poi come allenatore. Si è seduto anche su panchine di serie A e oggi collabora con il Pineto per il settore giovanile.

Eppure mai avrebbe immaginato un simile exploit del figlio Massimo sulla panchina del Pescara. Tre vittorie e due pareggi in cinque gare, una squadra rivitalizzata, entrata per il rotto della cuffia nei play off e domani protagonista della finale di Bologna che metterà in palio la promozione in serie A.

Franco Oddo, venerdì sera non era allo stadio. Scaramanzia?

«No, che cosa dice? La verità è che a casa, davanti alla televisione, si sta più comodi e si vede meglio la partita. Eppoi ci sono i replay che aiutano a capire meglio certe dinamiche che, invece, sfuggono dal vivo allo stadio».

Quindi, a Bologna non ci sarà?

«No, come al solito, a casa davanti alla tv. Ci sono i replay...».

Ce la farà suo figlio Massimo a riportare il Pescara in serie A?

«Speriamo. E’ difficile, ma in questo breve cammino lui e la squadra hanno dimostrato di avere le carte in regola per farcela».

E’ più orgoglioso di suo figlio come padre o come allenatore?

«Senz’altro come padre. Nella vita l’importante è comportarsi correttamente e cercare di affermarsi nel proprio ruolo. Nel calcio come altrove. Sono orgoglioso sia di Massimo che di Giovanni (l’altro figlio, ndr)».

Se l’aspettava un exploit del genere col Pescara?

«Obiettivamente, sta andando ogni oltre più rosea previsione. Per carità, è bravo. Ma credo che in pochi avessero pronosticato un finale di stagione del genere».

E’ orgoglioso di suo figlio.

«Quello dell’allenatore è un mestiere difficile. Non basta avere un passato da calciatore ad alto livello. Cambiano le dinamiche, cambia la logica gestionale. Si ragiona diversamente. E poi i play off sono difficili. Sfuggono alla logica del lavoro quotidiano che si svolge durante il campionato. Durante gli spareggi non hai tempo per lavorare, devi decidere e agire in fretta».

E Massimo se la sta cavando egregiamente.

«Sembra un allenatore navigato».

Lei gli dà consigli?

«No, è tutto sulle sue spalle, ci mancherebbe! Gli confonderei solo le idee...».

E quando ha preso il Pescara alla vigilia dell’ultima di campionato, che cosa gli ha detto?

«Io niente. E’ lui che era entusiasta ed euforico. “Papà, la squadra è forte. Possiamo fare bene”, mi diceva. E devo dire che aveva ragione».

In che cosa si rivede in suo figlio? Almeno da allenatore...

«Io sono sempre stato un progressista, uno aperto alle novità. Ho cercato di guardare avanti nel mio lavoro, di migliorarlo. Lui devo dire che si aggiorna di continuo. E’ sempre un frullare di idee».

Però, non se l’aspettava questa partenza lanciata.

«Sta bruciando le tappe. E poi...».

E poi che cosa?

«E bravissimo nella comunicazione, sia all’interno che all’esterno del gruppo. Io ho capito l’importanza della comunicazione dopo 30 anni...»

Davanti alla televisione chi è più passionale? Lei o sua moglie?

«Mia moglie è una donna stressata. Pensava di potersi riposare dopo una vita trascorsa dietro al marito e al figlio sui campi di calcio. E, invece, è tornata a soffrire per Massimo e per il Pescara».

Nel 1999 lei prese il posto di Delio Rossi sulla panchina della Salernitana in serie A. E non fu un passaggio delle consegne alla camomilla...

«Accadde questo: la squadra non andava, mi chiamarono e io andai. Durante la presentazione un gruppo di tifosi fece irruzione in sala stampa. E allora dissi al presidente che me ne tornavo a Pescara. Non c’erano le condizioni per lavorare. Passò un altro mese e mi richiamarono. Io andai a Salerno trovando una squadra ben allenata, ci misi qualcosa di mio e facemmo molto bene. Retrocedemmo sì, per un punto. Ma il finale di stagione fu buono. Ma non c’era nulla di personale tra me e Delio Rossi».

Rossi poi ha allenato suo figlio alla Lazio.

«Certo, e ancora oggi i rapporti sono ottimi».

Quindi?

«Speriamo bene».

@roccocoletti1

©RIPRODUZIONE RISERVATA