Paralimpiadi Il vero sport senza barriere

7 Settembre 2016

4.300 atleti diversamente abili da 176 nazioni Zanardi, Caironi, Vio e Versace stelle dell’Italia

ROMA. Gli atleti che vanno oltre, decisamente oltre lo sport sono quelli diversamente abili. Nessun dubbio. Sono para e tetraplegici, amputati e cerebrolesi, ciechi, sordi, focomelici. Sono 4.300 da 176 paesi e si misureranno in 22 discipline (le new entry sono canoa e triathlon) da oggi fino a domenica 18 settembre per i giochi paralimpici di Rio de Janeiro. Tutti orgogliosi, preparati ma soprattutto coraggiosi si tufferanno dai trampolini pure con una sola gamba, nuoteranno senza braccia o risponderanno a uno smash pure se sono in carrozzina e devono spostarsi lateralmente. Rappresentano l’esatta dimensione dello sport. Le loro immagini sono l’autentica immolazione, sacrificio per la disciplina che si pratica e si ama e dove il senso di gratificazione è superiore, smisurato. Nessun lamento, nonostante gli handicap, ma solo impegno, applicazione, dedizione. Sono dei divulgatori per quanto riguarda l’atteggiamento. Forti, fortissimi e vederli in pista, sui campi è un piacere per gli occhi.

Le origini. Tutto merito di un medico tedesco visionario come Ludwing Guttmann che accolse per le cure a Stoke Mandeville - non lontano da Londra dove di lì a poco si sarebbero disputate le Olimpiadi del 1948 - tanti soldati tornati dalla seconda guerra mondiale con delle disabilità. «Facciamoli giocare, è questa la riabilitazione», disse. E così partì la storia. Dodici anni dopo la prima edizione dei giochi paralimpici si è svolta in Italia, a Roma nel 1960. Oggi in Brasile siamo alla quindicesima e sono i primi giochi per diversamente abili che si organizzano in un paese sudamericano.

Italiani e medaglie. Gli italiani in gara sono 101. Sarebbero dovuti essere 94, ma 7 sono stati ripescati per l’esclusione della Russia per i fatti di doping. La portabandiera è Martina Caironi, 27 anni da Alzano Lombardo, già campionessa olimpica a Londra 2012 sui 100 metri piani. Le è stata amputata la gamba sinistra dopo un incidente in moto nel 2007. A Rio farà anche il salto in lungo. Con lei altra speranza nell’atletica è Giusy Versace al suo debutto olimpico nei 100, 200 e 400 metri. I sogni di gloria sono anche per un senatore come il 50enne Alex Zanardi, l’asso dell’automobilismo, che ha ritrovato lo spirito dell’atleta, dopo il brutto incidente del 2001, grazie all’handbike. «Sono più vecchio e troverò avversari più giovani, ma mi piacerebbe ascoltare di nuovo l’Inno di Mameli - ha detto -. Che bello, che orgoglio essere qui a Rio e vestire i colori italiani». Speranze e tante di medaglia anche per Beatrice Maria Vio, “Bebe” per tutti, che ha perso le braccia a undici anni per una violenta forma di meningite. Veneziana, 19 anni, è schermitrice, fiorettista per la precisione con un palmares da urlo considerata la giovane età. Un titolo mondiale l’anno scorso e due ori all’europeo nel fioretto individuale e a squadre. La “rossa volante” è la paraciclista Francesca Porcellato, 46 anni da Castelfranco Veneto, in sedia a rotelle dopo un tragico incidente a 18 mesi di età. È una veterana delle paralimpiadi. Vanta 8 partecipazioni e ha gareggiato in più discipline vincendo 11 medaglie fra cui un oro ai giochi invernali di Vancouver 2010 nello sprint e uno nei 100 metri a Seul nel 1988. Ferdinando Acerbi punta al podio nel campionato di equitazione. Acerbi aveva partecipato ai Giochi Olimpici di Seul, Barcellona e Atlanta come normodotato. Dodici anni fa a Sharm el Sheik un incidente subacqueo gli causò una gravissima lesione alla spina dorsale che ora lo paralizza dalla vita in giù. Ma a Rio ci sarà.

Il paralimpico italiano più vincente. È Roberto Marson da Pasiano di Pordenone, scomparso il 7 novembre 2011. Ha vinto 26 medaglie, di cui 16 d’oro. Abile in più discipline: dalla scherma al nuoto. Ha partecipato a quattro edizioni dei Giochi (dal 1964 al 1976) conquistando 26 volte il podio e 16 volte l’oro. Nel 1980 fu il primo presidente della prima federazione italiana di sport per disabili, la FISHa (Federazione Italiana Sport Handicappati) e rimase in carica fino al 1990. Dal 2012 è nella Hall of Fame degli atleti paralimpici.

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