Partenza surreale tra disagi, caos e paure

Capitale sotto scorta e piena di rifiuti per le proteste. Ironia dei giornali, politici e governo nel mirino
PARIGI. Sottosopra, quasi surreale, la Francia - a piedi, blindata fino ai denti, ricoperta di immondizie - accoglie giocatori e tifosi delle 23 squadre che sfideranno da questa sera i Bleus in un campionato europeo ad alta tensione. Nulla ha fermato il sindacato, anche se ieri alcuni scivoloni, gaffe, di politici e rappresentanti di categoria hanno lasciato capire che la situazione è sfuggita di mano.
Al punto che Les Echos, compassato quotidiano economico vicino agli industriali, ironizza con un titolo provocatorio sulla sua edizione on line: «E se la nazionale facesse sciopero?».
Il quadro in effetti è critico: i rifiuti hanno continuato ad accumularsi nelle strade della capitale, con gli addetti alla nettezza urbana in sciopero contro il jobs act. A nulla, o poco, è servito il ricorso in extremis a ditte private. Il traffico ferroviario è stato irregolare a causa di uno sciopero arrivato al nono giorno consecutivo, da questa notte scioperano - come annunciato - i piloti di Air France, che hanno rotto per l’ennesima volta le trattative con la direzione. La quale promette di non andare oltre il 30% di voli annullati.
Come se l’Euro non esistesse, il clima si surriscalda per la giornata di mobilitazione nazionale e sciopero generale di martedì prossimo, alla quale i sindacati hanno aggiunto quella del 24, giorno del voto in Senato, e del 28. Un percorso di guerra, insomma, per i 2 milioni e mezzo di tifosi che arriveranno per assistere alle partite, addirittura i 7-8 che saranno comunque in Francia in questo mese.
Il sindacato Cgt non ha mai mostrato segni di flessione, a parte un’originale sortita del suo leader, Philippe Martinez, che ha affermato che sarebbe «un peccato che l’Euro 2016 non fosse una grande festa popolare, negli stadi e nelle fan zone. Ma - ha subito aggiunto - sono i lavoratori che decidono se smettere o continuare nel movimento nello sciopero».
Sul piano della sicurezza, l’originalità è stata tutta nel duetto al vertice del ministero dello Sport: prima il sottosegretario Thierry Braillard ha annunciato che il governo avrebbe «vietato» le partite in diretta sulle tv fuori da pub e bistrot: «le forze dell’ordine non possono garantire la sicurezza», aveva aggiunto. Poco dopo, il suo ministro, Patrick Kanner, l’ha corretto e bacchettato: «Ha fatto una generalizzazione un po’ frettolosa». Divieto, ha precisato, solo per gli schermi giganti non per le tv nei locali pubblici.

