Perez e il futuro: AcquaeSapone, voglio continuità

Il tecnico: «Gruppo da confermare, magari con un mancino» Murilo Ferreira: «Puntiamo a fare bene anche in Europa»
PESCARA. La sbornia tricolore è ancora ben presente nei sorrisi e negli sguardi dei giocatori dell’AcquaeSapone. I festeggiamenti per il primo scudetto sono ancora in corso. Probabilmente finiranno nel fine settimana. E ieri il capitano Murilo Ferreira e Jonas Pinto sono stati nella redazione del Centro, accompagnati dal tecnico Tino Perez e dall’addetto stampa Orlando D’Angelo, per parlare - nel corso della diretta facebook disponibile sul sito - del trionfo di lunedì a Bassano e di una stagione storica per i colori nerazzurri. «Il gruppo ha fatto la differenza», ha detto Murilo Ferreira, da undici anni all’AcquaeSapone, «basti pensare all’apporto che ha dato gente del calibro di Bordignon e di Bertoni. Loro hanno giocato poco, ma hanno tenuto alto il livello qualitativo del rendimento». Applausi anche al tecnico Tino Perez. «Il nostro non era un gruppo facile da gestire, perché composto da gente di personalità, lui c’è riuscito nel migliore dei modi».
«Perez», gli ha fatto eco Jonas Pinto, «ha lavorato nella testa dei giocatori, li ha convinti che il lavoro in allenamento paga durante la partita. E i risultati si sono visti».
Uno dei momenti topici della stagione è stato quello intercorso tra gara 4 della finale play off, persa in casa, e quella decisiva di lunedì sera a Bassano. «Ci siamo presi mano nella mano», ha spiegato Jonas Pinto, al terzo scudetto in Italia, «l’uno l’altro. Dopo la sconfitta contro la Luparense, di mercoledì scorso, sono andato a cena e ho trovato alcuni compagni di squadra con i musi lunghi. Li ho redarguiti: “Perché queste facce? Tranquilli, andremo a vincere a Bassano». E poi il racconto della rete segnata in gara 5, quella dell’1-2 prima dell’intervallo. «Ho preso palla nella metà campo dei veneti e un avversario mi stava venendo addosso. Ho deciso di tirare subito ed è andata bene. Un bel gol, l’ho rivisto 200 volte».
Dal presente al futuro. Il tecnico Tino Perez traccia le linee guida sposate dalla famiglia Barbarossa. «Quando sono arrivato ho trovato un bel gruppo, ci siamo intesi subito. E non era facile visto che sono esigente. E quindi credo che debba essere data continuità a questo gruppo. Con il nuovo regolamento si passerà da 12 a 14 giocatori in distinta, quindi la rosa andrà integrata. Personalmente, penso che serva un mancino per far lievitare il livello del gioco». Nella prossima stagione l’AcquaeSapone giocherà la Champions Futsal Cup. «L’obiettivo è quello di fare bene e penso che ci siano i presupposti per riuscirci». «Vogliamo alzare l’asticella», le parole di Murilo Ferreira, «e puntare anche ad arrivare fino in fondo in Europa. Senza ambizione non si va da nessuna parte».
Prima la coppa Italia e poi lo scudetto: una doppietta che in Italia l’ultima volta era riuscita dieci anni fa alla Luparense. «Abbiamo sfruttato il nostro potenziale fino in fondo», il pensiero di Tino Perez. «In primis la panchina lunga che ci ha permesso di tenere il ritmo alto; e poi l’intensità di gioco della squadra alla quale riconosco di avere avuto coraggio nell’imporsi sia in gara 2 che in gara 3». Uno spagnolo per la prima volta nello spogliatoio di una squadra italiana, che cosa fa? «Cerca di entrare nella testa dei ragazzi», la replica del tecnico che in precedenza ha vinto titoli in Spagna, Romania, Russia e Azerbaigian. «In loro ho trovato disponibilità nel recepire certi messaggi. Si sono messi a disposizione e con il passare del tempo è cresciuto il livello della professionalità negli allenamenti. E se ti alleni bene giochi bene».
E il livello del futsal in Italia? «Credo che oggi sia secondo solo alla Spagna. Prima c’era la Russia davanti, ma ora in Italia si gioca meglio».
Infine, una promessa. «Imparerò l’italiano», ha detto Perez, «e nel giro di qualche mese lo parlerò correttamente. Ho imparato il russo in passato e capisco l’azero: l’italiano non sarà un problema».
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