Perrone: «Un dolore enorme, mi prendo le mie colpe»

29 Maggio 2016

Dirigenti via dallo stadio senza fornire spiegazioni Parla solo il ds Battisti: «Chiediamo scusa a tutti»

RIMINI. «Posso solamente dire che mi dispiace enormemente, cioè proprio tantissimo». Un Carlo Perrone scuro in volto stringe le spalle e si appoggia al muro della sala stampa dello stadio Neri dove gli si chiede conto di quanto è appena successo.

«Sentivo la responsabilità», riprende, «e pensavo che ce l’avremmo fatta. E, invece, adesso mi risveglio con questa retrocessione. Colpe? Non è che bisogna trovare delle colpe, ognuno in proporzione ne ha. Non c’è mai un responsabile unico: io già adesso sto pensando a quello che avrei potuto fare durante la partita e che magari ho fatto delle altre scelte. E chissà se avessi fatto delle altre scelte e chi lo sa... Ma adesso bisogna stare soli con se stessi perché questi momenti di dispiacere servono per crescere. Ma rimane il fatto che alla città abbiamo inferto un grandissimo colpo. Quanta percentuale mi prendo della retreocessione? Non lo so, non posso rispondere. Io personalmente non posso rispondere, né mi va di andare a cercare i responsabili. Siamo tutti una squadra, una società e quindi abbiamo tutti responsabilità».

La società ha qualche colpa in questa situazione? «Abbiamo tutti delle colpe, ognuno poteva fare qualcosa di più e magari non è stato fatto, così come come quando si vince che i meriti sono di tutti».

Perché L’Aquila non ha giocato nel primo tempo?

«È vero, lo sapevamo, ma non è che se noi vogliamo attaccare di più gli avversari ce lo possano permettere. Non è che siamo il Real Madrid per cui possiamo... La partita è stata equilibrata nel risultato fino all’episodio del rigore. Il Rimini aveva avuto qualche occasione per fare gol, forse un rigore che poteva starci; l’arbitro ha detto che l’ha presa di testa. Ecco, se avessimo sbloccato il risultato la partita sarebbe andata in un altro modo...»

Cosa dire ai tifosi?

«Posso dire che per quello che riguarda me, sono amareggiato, mortificato. N on ho parole per esprimere il dispiacere che sento dentro, soprattutto per la gente, per la città. Sono parole sincere, che vi devo dire?».

Ripartirebbe anche dalla D?

«Adesso questi discorsi non è il momento di farli, come quando si sta a un funerale si piange, chi ha il coraggio anche di piangere... Poi ci si interroga per crescere e cercare magari, dagli errori, di imparare per il futuro. Facciamoci un esame di coscienza e basta».

Così il direttore sportivo Alessandro Battisti: «Pensavamo di affrontare e risolvere i problemi che abbiamo avuto e non ci siamo riusciti. Sicuramente sembrava che il Rimini andasse più veloce di noi, ma la testa è difficile staccarla dalle gambe. Ci sono state assenze importanti e sappiamo che non si poteva prescindere da giocatori come Sandomenico, Ceccarelli e Pesoli che una mano avrebbero potuto darla. Se mancano quattro titolari su undici, noi abbiamo dimostrato che era difficile farcela. Salta qualche testa? Tra 24 ore ne parliamo. È un momento devastante per tutti, per noi, per la società e pure per i tifosi che ancora una volta hanno dimostrato che avrebbero meritato ben altro destino. Chiedere scusa? Di solito si fa quando non fai il massimo. Ma lo facciamo anche noi». (e.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA