Pesaro, il passato dei grandi trionfi e un presente da pericolante

8 Ottobre 2014

Un’altra stagione che si annuncia terribile per una società costretta a fare i conti con un passato importante e un presente di lacrime e sangue. Se a Pesaro i tempi di Daye, Cook, Bianchini e...

Un’altra stagione che si annuncia terribile per una società costretta a fare i conti con un passato importante e un presente di lacrime e sangue. Se a Pesaro i tempi di Daye, Cook, Bianchini e Magnifico sembrano quasi preistoria nonostante i due scudetti, anche la semifinale del 2012 persa di un soffio contro Milano della squadra condotta in campo da James White con Luca Dalmonte in panchina ha sembianze quasi irreali dopo la grande paura della scorsa stagione e le prospettive di un’altra salvezza da strappare coi denti.

L’estate forse ha portato consiglio alla dirigenza marchigiana il tanto atteso intervento economico che potesse risollevare il budget, così la gloriosa Vuelle Pesaro si ripresenta con un roster composto da un mix di scommesse e giovani, allungato da giocatori che non sembrano all’altezza della Serie A. L’unico che sembra destinato a dare qualcosa di concreto è la grande rivelazione dell’anno scorso Bernardo Musso, argentino di passaporto italiano, arrivato alla A dopo una gavetta nelle serie inferiori avviata alcuni anni fa in Serie C in Sardegna, nella Mercede Alghero. Dai rookie americani arriva qualche lampo di talento che fa sperare: l’ala Ross (compagno di Amedeo Della Valle a Ohio State), il play Williams e la guardia realizzatrice Miles non sono degli sconosciuti a livello di college e potrebbero regalare qualche sorpresa, mentre degli italiani solo Tommaso Raspino ha calcato (con Biella) i parquet della Serie A.

L’unica vera garanzia, a questo punto, è il coach Sandro Dell’Agnello. Autore del miracolo dell’anno scorso, El Grinta ci riprova facendo leva sulla sua capacità di fare gruppo e mandare in campo squadre che, in qualsiasi partita, non mollano fino alla sirena finale e costringono qualsiasi avversaria a faticare per conquistare la vittoria. In un campionato che nella lotta salvezza promette bagarre dall’inizio alla fine, anche questo può fare la differenza quando le partite valgono una stagione e la posta in palio è la salvezza o addirittura la sopravvivenza stessa della società.

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