«Pescara, Ascoli e Teramo vi racconto come è andata»

19 Luglio 2018

Parola al presidente dopo il tentativo (vano) di rilevare alcune società

FRANCAVILLA. Le ambizioni del Francavilla, la questione dello stadio Valle Anzuca, i tentativi (vani, per ora) di costituire una filiera e i progetti futuri. Il presidente giallorosso Gilberto Candeloro torna a parlare dopo settimane di silenzio.
Candeloro, è passato un anno da quando è entrato nel mondo del calcio. Che idea si è fatto?
«Ho imparato due o tre cose, me ne restano altre cento. Di sicuro è un settore totalmente diverso dagli altri. Nel calcio non esistono il breve, il medio e il lungo periodo. C’è solo il breve. Noto approssimazione e la presenza di molti assatanati che vogliono ricavare qualche euro per il giorno dopo».
È ancora intenzionato a creare una filiera di club?
«Certo, ma ci vuole tempo per realizzare un progetto simile. È come la Borsa, si fanno cento tentativi e solo due o tre vanno a buon fine. Nelle nostre vicinanze ci sono tre società che potrebbero guidare la filiera: Pescara, Teramo e Ascoli. Le ho incontrate tutte senza trovare un’intesa».
Con il Pescara cosa c’è stato?
«Un piccolo approccio che potrebbe ancora essere in piedi, però mi sembra complicato arrivare a un epilogo positivo. A Teramo non è facile coesistere con una storia così importante come quella del presidente Campitelli. Se avessi diviso la poltrona con lui saremmo stati scontenti entrambi. Ad Ascoli sono arrivato un po’ tardi perché avevano siglato un contratto preliminare. Se Bellini (ex patron bianconero, ndr) mi avesse ceduto le quote, Bricofer avrebbe bloccato tutto. Diciamo che sono stato un po’ usato per accelerare la trattativa. Ma non ho abbandonato l’idea della filiera. Ho avviato un progetto di scouting in Camerun e Senegal che potrebbe darci grandi soddisfazioni».
Con l’Ascoli ha approfondito il discorso, col Pescara no. Perché?
«Sebastiani è un ottimo amministratore, fa gli interessi suoi e quelli della società. L’ho incontrato, poi non l’ho più sentito. Forse non ha la necessità di avere altri soci, a differenza di Bellini (ex presidente dell’Ascoli, ndr) che voleva andarsene. Poi c’è la questione dei bilanci. In quello dell’Ascoli ci sono costi e investimenti importanti ed è uno dei più chiari ed equilibrati della B, mentre quello del Pescara è molto più complesso da valutare. Necessita quindi di analisi professionali e non certo da primo approccio superficiale come ho fatto io».
È vero che ad Ascoli avrebbe voluto con sé Leone?
«Sì, l’ho conosciuto a Lanciano e lo stimo molto. È abituato a fare tanto con poco, e in una società nuova sarebbe stato il ds ideale, perché fa investire con oculatezza, raziocinio e competenza. A Pescara non è ancora riuscito ad imporsi perché ci sono delle gerarchie più consolidate, ma con il tempo emergerà perché ha grandi contenuti ed è una persona perbene».
Quali sono gli obiettivi del Francavilla?
«Migliorare il sesto posto dell’anno scorso. Purtroppo le inefficienze di questo calcio così strano ricadono su di noi. Ci stiamo attrezzando per disputare un campionato da vertice e ora rischiamo di ritrovarci il Bari o il Cesena nel nostro girone. Tra una settimana o poco più dovremmo sapere quali squadre incontreremo. Peccato, nella passata stagione le squadre abruzzesi hanno fatto da sparring partner alle marchigiane, invece quest’anno, almeno finora, ci siamo rinforzati più noi».
Le criticità dello stadio Valle Anzuca sono state risolte?
«No, per ora siamo senza stadio. Servono interventi per l’omologazione e il sindaco Luciani ci ha detto di stare tranquilli: a settembre sarà tutto ok. Quando l’impianto verrà omologato saremo pronto a gestirlo con una convenzione, poi saremmo anche disponibili a discutere un project financing per migliorare la struttura. Senza questi interventi saremmo costretti a giocare a Ortona o a Lanciano».
Perché ha cambiato staff tecnico e dirigenti?
«Per quello che abbiamo speso l’anno scorso, i risultati sono stati insoddisfacenti. Si sono poi create delle incomprensioni, ed ho ritenuto di dover intervenire. Ma è uno staff di grande valore, che riprenderei in altre situazioni. Ad esempio, se avessi preso il Teramo, avrei proposto la panchina a Gigi Iervese».
Ha qualche rimpianto?
«Sì, a dicembre volevo prendere Pera (bomber della Recanatese, ndr), ma il mio suggerimento non è stato accettato. Con lui avremmo risolto il problema dell’attacco. Siamo stati sfortunati con Fofana. Se ci fosse stato sempre, sono convinto che avremmo conquistato almeno dieci punti in più. Ora ripartiamo con Rachini e D’Ercole. Sono sicuro che, insieme a tutto lo staff, faranno un buon lavoro».
È vero che voleva acquistare il Lanciano?
«Sì. Dal momento che il nostro stadio non è a norma per la D e necessita di importanti lavori per poter essere omologato, la mia idea era quella di trasferire a Francavilla un titolo di Eccellenza provando a vincere il campionato e dando alla municipalità il tempo per fare le opere necessarie al Valle Anzuca. Contemporaneamente portare quello del Francavilla a Lanciano per provare a vincere il campionato di quarta serie e festeggiare il centenario del club rossonero (ci sarà nel 2020, ndr) riportando il C la Virtus e realizzando l’embrione di filiera tra le due squadre. Ma è difficile coniugare passione con raziocinio e sostenibilità: a Francavilla si è alzato subito un polverone e il progetto è svanito. In realtà, nemmeno il presidente della Virtus aveva intenzione di sottoscriverlo».
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