«Pescara, basta barricate devi giocare all’attacco»

Quattro vecchie glorie biancazzurre suonano la carica: «Serve coraggio»
PESCARA. Irrompono le bandiere biancazzurre. Andrea Camplone, Giacomo Dicara, Michele Gelsi e Ottavio Palladini insieme hanno giocato oltre 1.000 partite con la maglia del Pescara. La situazione è drammatica, ma c’è ancora una piccola speranza di agganciare i play out. Primo passo, ineludibile, battere il Pisa domani all’Adriatico (ore 17). Se non arrivassero i tre punti, quasi sicuramente la condanna alla serie C sarebbe definitiva. «Bisogna giocare all’attacco, ormai non c’è più niente da perdere», affermano in coro i quattro grandi ex.
Andrea Camplone (210 gare in biancazzurro, 1984-1992). L'ex terzino non ha dubbi, la prudenza va messa da parte. «Bisogna giocare a viso aperto, ora il pareggio non serve a nulla», dice il 54enne allenatore, «questo non significa andare all'arrembaggio in maniera scriteriata, l'equilibrio deve esserci, ma se si pensa solo a non prenderle non si va da nessuna parte. Servono grinta e coraggio, il primo tempo di Vicenza è stato pessimo, ci sono giocatori che perdono palla e si fermano. A questo punto, o si rema verso la stessa direzione o è finita». Il Pescara ha utilizzato vari moduli, ma per Camplone il sistema di gioco non è determinante. «Conta solo l'interpretazione. Il Pescara deve essere più sbarazzino e i calciatori devono prendersi le loro responsabilità. Galeone diceva sempre: “Se non facciamo un tiro in porta, cosa vado a commentare dopo la partita?” Dunque, dico ai biancazzurri di preparare le gare con allegria e giocare alla morte. Devono dimostrare di non meritare la C».
La classifica pesa e la squadra fa fatica a reagire. «Ci sono passato anch'io quando ero calciatore, bisogna isolarsi, lavorare e seguire le indicazioni dell'allenatore». Domani ultima spiaggia contro il Pisa. «Avversario tosto, i toscani giocano e si divertono. D'Angelo sta facendo un ottimo lavoro».
Giacomo Dicara (232 gare con il Pescara, '86-'90, 91'-'94 e 2003-05). L'ex difensore prova a far leva sull'orgoglio. «Bisogna crederci fino alla fine, in ballo c'è carriera dei calciatori, oltre che il prestigio della società», afferma il 50enne allenatore, «La fiammella si sta spegnendo, occorre reagire subito ed evitare la retrocessione. La C è il baratro, risalire è dura».
Anche Dicara punta sul gioco propositivo. «Il Pescara deve giocare a viso aperto. Grassadonia è riuscito a dare una buona organizzazione, però alla squadra manca la forza per impostare una partita d’attacco. Eppure, a Cittadella, il gol di Odgaard è arrivato all'ultimo minuto con quasi tutti i giocatori nella metà campo avversaria. Il pareggio non serve a nulla, se non a prolungare l’agonia. Con il Pisa gara decisiva? Forse sì, se non vinci rischi di cedere mentalmente».
Ottavio Palladini. L'ex centrocampista, recordman di presenze nella storia del Delfino (344 gare tra il '92 e il '98 e dal 2000 al 2004) ha vissuto in passato un'annata simile a Pescara. «Nel 2000-2001 avevamo un'ottima rosa. C'erano Zanutta, De Patre, Giacobbo, Palmieri, Vukoja, Giampaolo e tanti altri, invece siamo retrocessi», dice il 49enne tecnico del Porto Sant'Elpidio in D. «Purtroppo quando parti male è difficile invertire la rotta. Sono annate maledette, ma fino a quando c'è speranza bisogna lottare. Come? Giocando con più coraggio. Tocca ai calciatori prendersi maggiori responsabilità, provando un tiro da 30 metri, un dribbling, una giocata rischiosa». Infine, un appello.
«Con il Pisa bisogna vincere per forza, per farlo tutti devono sostenere la squadra. So che non è semplice, capisco la delusione, però solo così si può tentare il miracolo».
Michele Gelsi (333 gare con il Pescara, '89-92, '94-2000) prova a scuotere i biancazzurri. «È il momento di tirare fuori la cattiveria agonistica e l'orgoglio», dice il 52enne allenatore, «la situazione è disperata, però la matematica non ci ha ancora condannato. Bisogna avere più mordente, quella di Vicenza era una gara da vita o morte, non doveva essere giocata così. Il modo in cui la squadra perso ha dato fastidio a molta gente. Tuttavia, ora bisogna sostenere i ragazzi, retrocedere sarebbe deleterio per tutti. Contro il Pisa è decisiva, servono 3 punti, altrimenti è finita». Gelsi si augura di vedere un Delfino spregiudicato. «Se sei troppo prudente gli avversari sono più sereni, se giochi con coraggio ti rispettano e stanno più attenti. Certo, in questo momento avrei evitato il Pisa che è molto forte, ma bisogna batterlo».
Giovanni Tontodonati
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