«Pescara come Rio: la mia seconda casa»

19 Giugno 2022

Leo Junior: «Allegria e positività: ecco perché torno spesso»

PESCARA . Un brasiliano con il cuore biancazzurro. Ancora oggi. Dopo tre anni di assenza a causa della pandemia, Leo Junior riprende le antiche abitudini e torna a Pescara, la sua seconda casa ormai dall’estate del 1987, quando dal Torino si trasferì in riva all’Adriatico. Prima stagione con la conquista della salvezza, l’unica in serie A nella storia del club, poi la seconda terminata con la retrocessione e la decisione di tornare in Sudamerica. Il legame con la città dura da 35 anni e i tifosi pescaresi continuano a dimostrargli un affetto smisurato. Per altri due giorni Junior si godrà le vacanze e il mare al lido Il Corallo, che frequenta da tempo insieme al suo amico fraterno Peppino Baldacci. Martedì la partenza in direzione Bologna con la visita all’amico Gigi Ciarlantini (ex difensore del Pescara). Infine, tappa a Torino prima del rientro in Brasile, programmato per il 29 giugno, giorno in cui compirà 68 anni. Nel corso dell’intervista al Centro, nello stabilimento balneare c’è un via vai di curiosi che si avvicinano per una foto ricordo. Il tempo sembra essersi fermato. Per i tifosi pescaresi l’ex campione della Nazionale brasiliana resta un mito.
Junior, il suo arrivo a Pescara nel 1987?
«È stata una sfida con me stesso. Venivo da Torino, una grande città e un club prestigioso, ma quando sono arrivato a Pescara è stato amore a prima vista. Ho trovato un allenatore, Giovanni Galeone, che mi ha dato grande fiducia e tanti compagni straordinari con cui sono ancora in contatto».
Perché si è subito innamorato di Pescara?
«Sono rimasto per due stagioni, però è come se avessi giocato qui tanti anni. C’era un entusiasmo contagioso, erano anni d’oro per la Pescara sportiva. E se nell’ambiente esterno c’è positività, per un calciatore è più semplice esprimersi al meglio in campo. Ho conosciuto tante belle persone, i pescaresi hanno la stessa gioia e voglia di vivere dei brasiliani di Rio de Janeiro, per questo motivo mi sono trovato subito a mio agio».
Rispetto a 35 anni fa, come è cambiata Pescara?
«Il mondo è cambiato. Ovviamente, anche Pescara è una città diversa, ma resta un posto accogliente. I pescaresi hanno conservato l’allegria di un tempo e a me basta questo per tornarci volentieri. E poi si mangia ancora benissimo, sono sempre stato goloso di pesce, in particolare dei crudi».
Serie A 1987-88, prima giornata e partenza con il botto. Allo stadio Meazza di Milano il Pescara batte 2-0 l’Inter.
«Una grande emozione, ma non l’unica. Ci sono tanti ricordi bellissimi che resteranno nella storia della società e nel cuore dei tifosi. Oltre al successo con l’Inter, ricordo la vittoria (2-0, reti di Pagano e dello stesso Junior, ndc) contro la Juventus all’Adriatico e all’Olimpico con la Roma. Abbiamo scritto belle pagine, ma la soddisfazione maggiore è quella di aver giocato quasi sempre alla pari contro le big del campionato. Abbiamo espresso un calcio piacevole, ci siamo divertiti e abbiamo fatto divertire i tifosi».
A quei tempi in città c’era un’atmosfera magica.
«Proprio così, Pescara era in estasi, si respirava un clima di forte eccitazione. Si stava da Dio, dentro e fuori dal campo c’era grande sintonia. Il nostro punto di riferimento era Eriberto, lo storico stabilimento balneare dove si organizzavano feste e banchetti. I miei connazionali Falcao (ex fuoriclasse della Roma), Zico (Udinese), Alemao e Careca (Napoli) sono venuti varie volte, anche Maradona venne in un paio di circostanze. Serate indimenticabili…».
Al termine della stagione ’87-88 la separazione e la decisione di tornare in Brasile.
«Ogni tanto mi capita di ripensare a quella annata. Avevamo le carte in regola per conquistare un’altra salvezza. All’inizio del girone di ritorno, grazie al successo in trasferta contro la Roma, nel match deciso dalla splendida tripletta di Milton Tita, eravamo a ridosso della zona Uefa. Poi, le ripetute assenze per infortunio di Tita ci tolsero un’arma micidiale in fase offensiva. Ricordo che da quella partita all’Olimpico in più non riuscimmo più a vincere. Peccato, avremmo potuto scrivere un’altra bella pagina di storia».
Passiamo all’attualità. Il Pescara è precipitato in C.
«Dall’esterno non mi permetto di giudicare, spero solo che torni in categorie più consone al prestigio del club».
Tempo fa la società ha stretto una partnership con i brasiliani dell’Operario Ferroviario che milita in Serie B.
«È una buonissima iniziativa e mi auguro porti risultati importanti. L’Operario è una bella società, in campionato è settimo in classifica, dalla B alla A salgono le prime quattro. In Brasile ci sono tanti calciatori forti e in futuro spero di vederne qualcuno con la maglia del Pescara».
Passiamo alla serie A: scudetto al Milan, per molti non la squadra più forte d’Italia.
«I rossoneri hanno vinto grazie alla forza del collettivo. Ho visto un gruppo unito che si è esaltato in campo e ha conquistato meritatamente il titolo. Anche Ibrahimovic, nonostante l’età, ha dato un ottimo contributo. Possiamo citare l’esempio dell’Argentina. L’anno scorso ha vinto la Coppa America perché non è più Messi-dipendente. C’è un collettivo che funziona, nel calcio così si ottengono i successi. Mi auguro che lo stesso accada al Brasile con Neymar, l’unico fuoriclasse che abbiamo oggi. Dovrebbe essere la punta di diamante di una squadra che funziona».
Champions League al Real Madrid e finale contro il Liverpool decisa da Vinicius Junior.
«Grazie ad Ancelotti ha fatto il salto di qualità. Ha avuto la bravura di farlo diventare protagonista in una squadra di campioni come Modric, Benzema e via discorrendo. Vinicius ha una dote innata: sa abbinare la qualità tecnica alle giocate in velocità. Inoltre, ha solo 21 anni e ha ampi margini di miglioramento».
Giovanni Tontodonati
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