«Pescara, con Zeman tornerai a divertire»

Il presidente pescarese del Lugano non ha dubbi: il boemo è una garanzia
PESCARA. Se fosse dipeso da lui, avrebbe tenuto a vita Zdenek Zeman. Invece, il rapporto di lavoro tra il pescarese Angelo Renzetti e il tecnico boemo è durato solo un anno. Il presidente del Lugano ha sempre avuto una stima incondizionata nei confronti dell’allenatore del Pescara. Nella scorsa stagione tra i due c’è stato qualche screzio, ma poi tutto si è risolto. E, nonostante Zeman abbia scelto di cambiare aria, Renzetti, ex presidente del Delfino, non ha cambiato il giudizio sul 69enne di Praga che ora ha il compito di risollevare i biancazzurri.
Renzetti, dopo il 5-0 al Genoa il Pescara si è sciolto di nuovo. Perché?
«L’organico, oltre ad avere forti criticità, non è adatto al calcio di Zeman. Da qui fino alla fine del campionato il boemo potrà solo scegliere i calciatori che dovranno restare l’anno prossimo. Lui ha bisogno di un po’ di tempo per trasferire le sue idee ai calciatori».
Sebastiani lo ha riportato in riva all’Adriatico. Mossa giusta?
«Il presidente non avrebbe potuto fare una scelta migliore. Oltre a fare divertire il pubblico con il suo gioco spettacolare, Zeman sa valorizzare i giovani e, di conseguenza, la società potrà mettere a frutto ingenti plusvalenza che per un club piccolo sono un’ancora di salvezza. Ho letto che sono già stati acquistati Proietti del Bassano e Mancuso della Sambenedettese. Ne arriveranno altri e con Zeman almeno uno su tre diventa un fenomeno».
Eppure tra il boemo e Sebastiani erano volati gli stracci...
«Zeman e sua moglie Chiara amano Pescara. Entrambi sono innamorati della città e questo aspetto ha contribuito a mettere da parte le vecchie ruggini».
Se l’aspettava il Delfino in fondo alla classifica?
«Sinceramente no. Nelle prime partite la squadra si era espressa a buoni livelli. Poi è crollata a livello mentale. La mancanza di risultati ha tolto serenità e spregiudicatezza ai calciatori. Soprattutto in difesa ho visto errori clamorosi. Tanti gol presi dal Pescara sono stati ridicoli. Ogni cross buttato nell’area biancazzurra è un’occasione da rete per gli avversari. Per competere in A sarebbero serviti due centrali di spessore. L’attacco? No, in questo caso c’è stata anche tanta sfortuna perché a mio giudizio Bahebeck è fortissimo. Purtroppo si è fatto male tante volte».
È ancora arrabbiato per l’addio di Zeman?
«No, non c’erano le premesse per farlo rimanere a Lugano. Zeman ha lavorato con calciatori che non aveva scelto. Non potevamo permetterci grandi investimenti e abbiamo fatto il mercato in pochi giorni. Tutto questo ha creato un po’ di distacco tra noi. Lui ha interpretato tutto ciò come se non volessi potenziare la rosa. Però alla fine abbiamo ottenuto un buon risultato. Zeman è un lavoratore onesto e coerente, gli voglio bene. Ad aprile verrò a Pescara e lo inviterò a cena».
Ora a Lugano c’è Tramezzani che, dopo una sconfitta per punizione, ha portato la squadra in fabbrica all'alba.
«All’inizio pensavo fosse una bufala. Mi è sembrato un provvedimento esagerato, ma ora il caso è chiuso».
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