Pescara e Zeman, quanti guai dall’addio del 2012

24 Dicembre 2014

Dal divorzio (voluto dal boemo) dopo la promozione in A ad oggi hanno infilato un errore dietro l’altro

Erano felici e sorridenti nel maggio del 2012. Avevano compiuto un'impresa il Pescara e Zdenek Zeman: calcio spettacolo, valorizzazione dei giovani e promozione in serie A. Una favola calcistica senza lieto fine, perché da allora, da quei giorni di euforia generale in città, non ne hanno azzeccata una. Sia il Pescara che il boemo. Scelte sbagliate da una parte e dall'altra. Quella di Zeman, di lasciare la casa con vista sul mare per tornare nella sua villa nella Capitale, è stata deflagrante. La madre di tutti gli errori che si sono succeduti sui due fronti. Ha mandato in frantumi quanto di buono costruito, sia da lui che dal Pescara. Un abbaglio tornare a Roma che l'ha scelto solo perché l'unico tecnico ben accetto dalla piazza. Seconda o terza scelta, non l'allenatore in cima ai desideri del management della società americana di Pallotta. Il boemo tanto cinico e calcolatore si è fatto accecare dalla passione per la sua Roma. Dalla voglia di rivincita. Voleva riprendersi la sua Roma che l'aveva "cacciato" alla fine degli anni Novanta per poi vincere lo scudetto con Capello. Ha ragionato con il cuore, non con la testa. Ed è stata la sua fine calcistica. Era tornato in auge grazie al Pescara. Sembravano fatti l'uno per l'altro. Impossibile dimenticare quella folla alla presentazione di Zeman al Porto Turistico, era l'estate del 2011. Amore a prima vista. Da una parte una città amante del bel calcio, dall'altra l'integralista del 4-3-3 reduce da una stagione in Lega Pro a Foggia. E poi quei giovani da forgiare: pane per i denti per l'uomo di Praga. Una stagione esaltante condita da risultati insperati, l'esplosione dei vari Verratti, Insigne e Immobile e un gioco scintillante che aveva riportato il grande pubblico sugli spalti dell’Adriatico-Cornacchia. Campionato vinto a suon di gol. Tutti parlavano del Pescara e di Zeman. E i biancazzurri vincevano e regalavano spettacolo, in casa e fuori. Impossibile dimenticare la sfida del Ferraris, vinta contro la Sampdoria, che ha regalato la promozione matematica in A. E poi la notte dei festeggiamenti dopo l'ultima di campionato contro la Nocerina. Per non parlare della festa promozione con decine di migliaia di persone lungo le strade per rendere omaggio ai biancazzurri. E lui, il boemo, che fa? Tentenna davanti al microfono quando gli si chiede se resta o meno. Aveva già detto sì alla Roma. Ha “tradito” l’amore di Pescara ed è rimasto con un pugno di mosche in mano. Dalle liti con De Rossi alle incompiute giallorosse con tanto di esonero. E poi la stessa (o quasi) Roma che con Zeman aveva fatto cilecca è stata rilanciata da Rudi Garcia. La certificazione del fallimento del boemo. E Pescara gli ha chiesto di tornare. Sì, perché la società dopo il divorzio del 2012 ha sbagliato le grandi scelte. Partendo da quella di Stroppa in serie A. Sebastiani pensava di convincere Zeman. Ma il boemo è ripartito da Cagliari. Anche lì il solito copione: entusiasmo all'inizio e lettera di esonero a metà stagione.

Pescara-Zeman: era un matrimonio felice, Zeman l'ha voluto rompere e oggi lui ha infilato l'ennesima incompiuta e Pescara è ancora alla ricerca di se stessa. Che tristezza lo stadio Adriatico-Cornacchia con larghi spazi vuoti, per un anno c'è stata la corsa a riempirli. E' stato tutto molto bello che oggi sembra un sogno. E' stato un anno fantastico in cui tutto è filato per il verso giusto e ancora oggi Pescara e Zeman ne stanno pagando le conseguenze.(r.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA