Pescara fragile e lento: quattro sberle spengono i segnali di ripresa

Prestazione deludente e squadra molle (zero ammonizioni) contro uno Spezia che vince con il gioco e la determinazione
Doveva essere la partita delle conferme dopo la convincente affermazione casalinga contro la Pro Vercelli. E, invece, il Pescara è caduto di nuovo - terza sconfitta di fila in trasferta - al termine di una gara deludente. Niente di quanto si era visto una settimana prima. Un passo falso rovinoso nel punteggio e una prestazione che ha fatto ripiombare i biancazzurri nelle incertezze e nelle ombre che hanno caratterizzato il cammino in questa stagione. Quattro schiaffi in faccia, sconfitta senza attenuanti. Dignitoso il primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Partita sbagliata in primis nell’interpretazione: lo Spezia l’ha giocata con la sciabola e il Pescara con il fioretto. Troppo lezioso, raramente efficace. Per nulla “cattivo” sul piano agonistico. Ancora una volta il Pescara non ha fatto vedere nulla di zemaniano e così la partita contro la Pro Vercelli è rimasta un episodio nel contesto di una stagione, sin qui, al di sotto delle aspettative. Un’illusione subito smascherata nella prima delle gare cosiddette abbordabili. Lo Spezia non vinceva da cinque partite e si è sbloccato con un poker di gol che ha messo a nudo le carenze di una formazione, quella biancazzurra, che raramente si è resa pericolosa dalla parti di Manfredini. Non ha sviluppato quel calcio caro a Zeman che, invece, una settimana prima si era visto all’Adriatico-Cornacchia. E nemmeno si è calata nello spirito di un match giocato sotto una pioggia battente e di conseguenza su un campo pesante. Lo Spezia ha giocato con il coltello tra i denti, il Pescara ha palleggiato andando a sbattere sulla difesa ligure. Sono mancati all’appello gli attaccanti che hanno fatto poco movimento. Ha deluso la squadra sul piano caratteriale, perché ha smesso di giocare dopo il 2-0. E così è arrivata la sconfitta più netta della stagione a cancellare quei segnali incoraggianti emersi contro la Pro Vercelli. Un deciso passo indietro. Un rovescio clamoroso. E a far riflettere - oltre al punteggio - è un dato statistico: zero ammonizioni al termine di un incontro che gli avversari hanno disputato con ritmo e agonismo e che il Pescara non ha mai dato la sensazione di poter contrastare. Caratterialmente fragile e inconsistente nella sfida che avrebbe potuto fargli compiere quel salto di qualità che insegue dall’inizio del campionato. Nella disfatta generale, ovviamente, spiccano i singoli: male Brugman dal quale ci si attende sempre quel qualcosa che non sempre arriva, Coulibaly al rientro non ha convinto. Lo ha fatto a sprazzi il 18enne Carraro in cabina di regia.
Che sarebbe stato un pomeriggio ricco di problemi lo si era capito con gli infortuni di Coda e di Palazzi che hanno costretto Zeman a effettuare due sostituzioni nel primo tempo. Nulla di grave per Coda, mentre per Palazzi si teme un lungo stop (distorsione al ginocchio?). Nei primi 45’ solo un lampo dei biancazzurri, quello di Pettinari che di testa, al 22’, ha colpito di testa la traversa. Poi, tanto Spezia che ha sbloccato il risultato al 33’ con Maggiore, su assist di Forte. Nell’occasione la difesa si è fatta cogliere impreparata, mentre Brugman e Mazzotta non hanno seguito l’inserimento di Maggiore. Dopo l’intervallo i biancazzurri sono apparsi più vivaci e così Brugman, al 7’, dal limite ha chiamato Manfredini alla respinta. Un fuoco di paglia, perché lo stesso Brugman poco dopo ha perso palla, dando la stura alla ripartenza dello Spezia conclusa da Ammari, entrato in campo da un minuto, con una conclusione dal limite imparabile per Fiorillo. Qui, il Pescara è scomparso definitivamente nonostante mancasse quasi un tempo alla fine. E sono arrivati il 3-0 di Granoche (al 28’) e il 4-0 dell’ex teramano Francesco Forte (38’). Senza contare che Fiorillo, al 43’, ha salvato di nuovo su Forte. Pescara bocciato sul piano del gioco, della determinazione e del carattere. Un’involuzione preoccupante in prospettiva per una squadra che staziona nella parte destra della classifica quando, invece, è lecito vederla dall’altra parte.
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