Pescara, il cuore non basta è ultimo tra errori e sviste
A Catania decisive le ingenuità di Pesoli. Pasquato colpisce il palo nel finale
Due errori individuali, due rigori non ravvisati e il Pescara cade anche a Catania sprofondando all’ultimo posto in classifica. Tre punti conquistati in sei partite sono davvero una miseria e in altre piazze l’allenatore sarebbe stato già messo alla porta. Il Delfino visto in Sicilia, però, non ha fatto peggio rispetto alle precedenti sconfitte, anzi. Ha lottato fino alla fine, sfiorando in un paio di occasioni il gol del pareggio. Prima Bjarnason di testa e poi un palo (interno) di Pasquato hanno fatto urlare al gol. Il Pescara torna da Catania con una sconfitta, ma non con le ossa rotte. Certo, la vittoria in campionato manca da dieci gare (l’ultima risale al 10 maggio scorso), ma la prestazione sfoggiata ieri non è da buttare. Forse sarebbe meglio “rottamare” qualche elemento, specie in difesa. Baroni ha sbagliato a dare fiducia di nuovo all’esperto Emanuele Pesoli, che con un paio di errori ha consegnato la vittoria al Catania. Dietro si è ballato parecchio, con il solo Zuparic bravo a non andare nel pallone. Il Pescara è andato alla grande solo per mezz’ora. Ottimi i venti minuti dal gol di Melchiorri in poi, bene negli ultimi 10’, dove ha sfiorato due volte il gol del pareggio. In mezzo una partita dove entrambe le squadre non hanno di certo brillato e con l’arbitro in grado di condizionare il match incattivendo la partita (Bjarnason e Melchiorri sono stati scambiati per pungiball dagli avversari ) e senza assegnare due rigori netti al Pescara: il primo su un fallo di mano di Monzon, all 22’ del primo tempo, e, il secondo, nella ripresa, fallaccio di Spolli in area ai danni di Melchiorri. Al Pescara, dunque, si possono imputare solo errori individuali e qualche palla persa di troppo da Appelt e Guana nel secondo tempo. Non era semplice strappare punti a Catania, ma i biancazzurri ci sono andati vicino.
Nel primo tempo, il Delfino è stato subito stordito dopo appena 60 secondi, quando Pesoli, dopo un clamoroso errore, ha atterrato Rosina in area. Rigore netto, trasformato dallo stesso attaccante siciliano. Il Pescara ha impiegato un po’ per metabolizzare il colpo, ma dopo un quarto d’ora sfiora il gol Appelt e poi, 5 minuti più tardi, lo trova con una splendida azione personale di Melchiorri. L’ex padovano ha segnato il terzo gol in stagione e si sta dimostrando più prolifico del previsto. Dal gol in poi, la squadra di Baroni è cresciuta e, complice anche la poca pressione del Catania, ha preso il sopravvento sfiorando il raddoppio prima dell’intervallo. Nella ripresa, Ghersini di Genova è salito in cattedra, negando un rigore solare ai biancazzurri e incattivendo la partita non ravvisando contatti da cartellino giallo, ma al primo affondo il Catania passa in vantaggio. Pesoli esce con poca convinzione su Jankovic, che scarica per l’ex Calaiò abile a trafiggere il mediocre Fiorillo. Altro errore, altro gol e il Pescara torna all’inferno.
Non è servito il forcing negli ultimi minuti per rimettere in piedi la gara. Baroni gioca le carte Sowe, Pogba (all’esordio) e Pasquato, con quest’ultimo che fa rimanere l’urlo di gioia in gola al 97’, quando il suo tiro si stampa sul palo interno. L’ennesima batosta è servita, ma stavolta il Pescara è sembrato vivo. Sabato arriva la Virtus Entella dell’ex Sansovini. La vittoria è d’obbligo, come alcune scelte dell’allenatore, che dovrà fare di tutto per blindare la sua panchina.
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