Pescara, il punto dell’orgoglio
Primo tempo del Bari, secondo dei biancazzurri: Pettinari nel recupero firma il 2-2
PESCARA. La vittoria per i biancazzurri è ancora un lontano ricordo datato 10 febbraio scorso (1-0 alla Salernitana), ma questo pareggio vale più del punto che consegna alla classifica. Ha il sapore di un successo per come è maturato. Può segnare l’inizio della risalita perché ridà fiducia al gruppo. Una rimonta perfezionata in zona Cesarini: dallo 0-2 alla fine del primo tempo al 2-2 conquistato con un uomo in meno per via dell’espulsione di Campagnaro contro un Bari di spessore. Cuore e orgoglio, oltre al risveglio degli attaccanti. Il punto il Pescara se l’è andato a prendere con le unghie e con i denti dopo essere rimasto passivo nel primo tempo davanti a un Bari che ha dimostrato forza tecnica, organizzazione e gamba. Tanto di cappello alla squadra di Fabio Grosso per quanto fatto vedere nella parte iniziale dell’incontro. Ma questo Pescara ha dimostrato carattere, glielo sta tirando fuori Bepi Pillon che ha dato un’anima al gruppo. Sul piano tecnico la differenza di punti in classifica si rispecchia nei valori in campo, però nella ripresa il Pescara ha gettato il cuore oltre l’ostacolo, ha capito che il baratro si stava avvicinando e ha reagito. Ha giocato con coraggio, al contrario dell’inizio quando ha subito troppo.
Partita di buon livello, maschia; la vigilia avvelenata (la bomba carta sotto l’albergo del Bari e le scritte a casa dei genitori di Grosso con tanto di galletto appeso al cancello) ha esaltato la battaglia in mezzo al campo. Meglio il Bari in avvio sul piano del possesso palla e dell’organizzazione di gioco. Cinico nell’approfittare delle disattenzioni della retroguardia biancazzurra. Nel giro di 9’ pensa di mettere al sicuro i tre punti che lo proietterebbero nella lotta per la promozione diretta in serie A. Segnano il brasiliano Nené e lo scozzese Henderson, il quale sfrutta un duro contrasto con Coda che l’arbitro giudica regolare ma che costa l’uscita dal campo per infortunio al difensore. Sembra superiore il Bari, tanto che la curva Nord si sfoga con i fischi e con gli insulti al presidente Sebastiani. Ma nell’intervallo il Pescara si toglie la maschera della paura, non avendo più nulla da perdere, e torna in campo rabbioso e determinato. Passano poco meno di due minuti e Mancuso gonfia la rete in diagonale. E’ il gol che gasa il Pescara, gli dà la carica per crederci. La scampa grossa quando Cissè pochi minuti dopo manda a lato la palla dell’1-3. I biancazzurri non si fanno apprezzare sul piano del gioco, ma lottano su ogni pallone, fanno a cazzotti con i propri limiti, quelli di una squadra sopravvalutata, costruita per i play off e che ora sta difendendo il punto di vantaggio sulla zona play out. Al 28’ è Micai a sbarrare la strada al 2-2 con un doppio intervento prima su Pettinari e poi su Valzania. Il Pescara meriterebbe il pari, ma più passa il tempo e più la sua azione perde di intensità. Addirittura resta il dieci per la doppia ammonizione di Campagnaro. Al terzo dei sei minuti di recupero l’intuizione è di Machin che calcia una punizione senza cercare il mischione in area, ma il movimento di Pettinari che parte sul filo del fuorigioco (sembra in linea) e tocca la palla di quel tanto da mandarla in rete scatenando l’entusiasmo dello stadio. E’ la decima partita senza vittoria per il Pescara, alle spalle c’è la bagarre e martedì ci sarà lo spareggio salvezza a Vercelli contro il fanalino di coda della serie B dopo il passa falso di ieri a Empoli. Resta una considerazione: la squadra ha un problema psicologico, soffre la pressione di dover vincere, a maggior ragione quando gioca in casa, e sprigiona le sue potenzialità solo quando non ha più nulla da perdere. Difetta di personalità, oltre che di qualità tecnica. Parlare di squadra costruita male è un eufemismo.

