Pescara in crisi di identità, è il momento delle scelte

30 Ottobre 2017

Dodici gare non sono bastate a Zeman per individuare l’undici titolare e trasferire i suoi concetti alla squadra. E venerdì all’Adriatico arriverà la capolista Palermo

PESCARA. Due ko di fila con sei reti sul groppone aprono il periodo delle riflessioni in casa Pescara. I discorsi non sono legati alla classifica che continua ad essere cortissima. I biancazzurri sono a due punti dai play off e a tre dai play out, ma senza le rimonte subite contro Salernitana ed Entella (escludiamo quella col Frosinone) oggi sarebbero secondi a un passo dal Palermo capolista e prossimo avversario del Delfino venerdì all’Adriatico (ore 20,30).
Dunque, i ragionamenti vertono sulla reale capacità del tecnico di incidere sulla squadra che contro il Brescia ha disputato un pessimo secondo tempo. «Facciamo il contrario di quello che voglio», ha detto Zdenek Zeman nel post partita. Una dichiarazione che dipinge un quadro allarmante. Un’ammissione chiara dei problemi che il tecnico sta riscontrando nel trasferire il suo credo ai calciatori. Non a caso, dopo 12 giornate di campionato, Zeman non è ancora riuscito a individuare uno schieramento fisso. Ogni gara è buona per sperimentare nuove soluzioni che finora non hanno prodotto risultati convincenti. Finora il tecnico non ha saputo trasferire i suoi concetti tattici ai calciatori che sembrano muoversi per conto loro. A parte alcuni sprazzi di bel calcio e qualche bella giocata in attacco, il Delfino attuale non è paragonabile nemmeno lontanamente alle solite squadre zemaniane che hanno sempre giocate su ritmi alti, creato occasioni e segnato valanghe di reti.
Il compromesso e le scelte. Lo scorso 2 settembre, all’indomani della chiusura delle trattative, l’allenatore di Praga ha commentato così il lavoro della dirigenza. «Mi aspettavo un mercato diverso, ma sono soddisfatto. Quando dico diverso voglio dire che cercavo altri giocatori». Le mancate cessioni di alcuni elementi hanno privato il tecnico di un paio di calciatori più adatti al suo gioco: un difensore centrale rapido e un esterno d’attacco (Embalo o Roberto Insigne).
Alla fine, Zeman si è ritrovato un organico che non si sposa alla perfezione con il suo credo (quale allenatore ha questo privilegio?), ma ugualmente competitivo. Comunque sia, due mesi di campionato sono sufficienti per tracciare una linea precisa. Forse questo Pescara non diventerà mai zemaniano e per il boemo sarà difficile ammetterlo. Però tutti si aspettano che abbia una fisionomia precisa, un ritmo diverso e, soprattutto, una determinazione maggiore. Altre spine, il caso Pigliacelli (oggi dovrebbe scusarsi con Zeman e i compagni), il mistero Ganz (mai una gara dal 1’ nemmeno con il turno infrasettimanale) e la scomparsa dai radar di Campagnaro. E all’orizzonte due partite da brividi. Dopo quella col Palermo, l’impegno in trasferta con il Bari (domenica 12 novembre). Due esami da non fallire.
Notiziario. Ieri si è fermato di nuovo Coulibaly (guaio al ginocchio), differenziato per Proietti e Cocco. Oggi doppia seduta (9,30 e 15,30) al Poggio.