Pescara inconsistente Un crollo senza alibi

21 Ottobre 2020

La rivoluzione di Oddo non paga: la solita disattenzione difensiva  dà il via al poker del Venezia. Preoccupa la mancanza di reazione

Un punto in quattro partite, arriva la terza sconfitta di fila a sigillare la falsa partenza del Pescara. Solo soletto in fondo alla classifica. Altri quattro gol sul groppone, questa volta li mette a segno il Venezia, non certo una delle favorite per la promozione in serie A. Una debacle. Prospettive poco incoraggianti se si considera che all’orizzonte ci sono le sfide contro Frosinone (in casa) e Lecce (in trasferta). Futuro immediato pieno di nubi, perché i biancazzurri al Penzo danno (ancora) la sensazione di essere inconsistenti. Fragili. Dignitoso il primo tempo della squadra di Oddo che, però, cede alla fine, in pieno recupero. Altra disattenzione difensiva (vero Balzano?) e Mattia Aramu conferma di accendersi quando vede biancazzurro. La partita si decide alla fine della prima frazione di gioco e all’inizio della seconda, quando è Francesco Forte, al 2’, a castigare Fiorillo in diagonale. Un uno-due letale. Che spezza le gambe al Pescara, incapace di reagire. Nemmeno un tiro in porta nella ripresa. Anzi, è il Venezia che ha le occasioni per arrotondare il punteggio fino ad arrivare al poker: il norvegese Johnsen colpisce prima una traversa e poi un palo interno. In mezzo il tris firmato da Maleh. E a chiudere il poker provvede l’islandese Karlsson a tempo scaduto. In area del Pescara alla minima incertezza c’è sempre un avversario pronto a punire le esitazioni dei difensori. Sul piano del gioco i biancazzurri reggono il confronto solo nel primo tempo, ma il destino di ogni iniziativa è scontato perché l’attacco non possiede il dono dell’incisività. Un film già visto.
E dire che Oddo per il primo turno infrasettimanale opera una rivoluzione. Sei novità rispetto alla formazione iniziale di sabato scorso: Balzano, Nzita, Diambo, Memushaj, Capone, Riccardi. Squadra pimpante e combattiva. Lì davanti, nel 4-3-2-1, ci sono Riccardi e Capone a ridosso della punta centrale (adattata) Galano. Tante novità che però non producono occasioni da rete. All’inizio è Johnsen che non finalizza un contropiede. Il Pescara c’è, ma non punge. Il primo e unico tiro in porta è dell’esordiente (dall’inizio) Diambo. Poi, la solita ingenuità difensiva che sblocca il risultato e dà il via a un poker quantomai indigesto. A preoccupare è la mancata reazione contro un avversario alla portata. La vocazione a giocare sempre a viso aperto non si sposa con la concretezza e con i risultati che servono per crescere. Ecco, in questo momento, più che della ricerca del bel gioco c’è bisogno di monetizzare. Le quattro sberle di Venezia confermano i limiti di una squadra velleitaria. Che esprime la superiorità solo nel possesso palla, al contrario del Venezia che alla fine conta dieci tiri in porta a uno. Nessun alibi, anche se le assenze, dalla cintola in su, sono pesanti. Asencio, Ceter e Maistro sono giocatori che il Pescara non può permettersi di regalare a nessuno, tanto più che il livello tecnico complessivo non è dei migliori. A centrocampo, inoltre, la scelta di mettere Omeonga in cabina di regia non paga. E lì dietro non convince nemmeno Nzita, preferito inizialmente a Masciangelo e poi espulso sul 2-0.
Sembra un incubo. Come se non ci fosse stata la pausa tra la passata stagione e questa. Come se la notte della salvezza ai play out di Perugia fosse un dazio da pagare.
Ultimo posto in classifica per certificare un Pescara pieno di problemi a cui serve concretezza prima di tutto.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA