Pescara inguardabile Un’altra sconfitta sulla strada verso la C

21 Marzo 2021

Atteggiamento prudente e rinunciatario, dominio del Vicenza Appena un tiro in porta, al 92’. E Machìn resta in panchina... 

Nemmeno più in trasferta il Pescara riesce a conquistare punti. Dopo cinque risultati utili di fila lontano dall’Adriatico-Cornacchia, arriva il passo falso di Vicenza in quella che era stata definita l’ultima spiaggia. A colpire, però, non è tanto la sconfitta - visto che i biancazzurri ci sono abituati in questa stagione - piuttosto la mancanza di mordente e di carica agonistica. Al Menti fa e disfa tutto il Vicenza, autentico dominatore della sfida. Il Pescara non ci prova nemmeno. Inguardabile. Ultima spiaggia con la rassegnazione di chi va incontro alla sconfitta per abitudine. Va ad abbracciare una retrocessione senza reagire. Senza provare a cambiare il corso degli eventi. E di questo atteggiamento, a tratti rinunciatario, ha precise responsabilità l’allenatore Gianluca Grassadonia. Le statistiche dell’incontro dicono che il Pescara tira una sola volta in porta. Un dato fuorviante perché si riferisce a una conclusione forzata (e innocua) di Daniele Dessena al 47’ della ripresa. Comunque non un’occasione da rete. Nemmeno l’ombra di una palla gol per i biancazzurri al contrario del Vicenza che ne confeziona diverse e le spreca. A stupire visto il corso della gara è come mai il Vicenza abbia vinto solo 1-0. Perché il Pescara fa scena muta. Non si gioca l’ultima spiaggia con mentalità, coraggio e voglia. Nemmeno durante la gara - dopo la rete di Riccardo Meggiorini, all’inizio della ripresa - ha l’ardire di un cambio di passo. E questa è una responsabilità specifica del tecnico salernitano che ben presto finisce nel tritacarne di un ambiente che macella allenatori e giocatori con troppa facilità. Parlare di salvezza e di play out dopo una prestazione indecorosa significa prendere in giro se stessi e chi si piazza davanti al televisore nella speranza che avvenga un miracolo che non può materializzarsi, perché non ci sono i presupposti. Sei punti di ritardo dalla zona spareggi e undici dalla salvezza diretta a otto giornate dalla fine. Solo numeri, perché il Pescara non ha anima e personalità per pensare alla rimonta. Non ha un gioco. Nemmeno Grassadonia riesce a costruire una prospettiva di manovra offensiva a una rosa (costruita male e rifinita peggio) che abbonda di giocatori dal tasso tecnico mediocre. Da brividi vedere gli errori che caratterizzano le prestazioni dei biancazzurri. Imbarazzante pensare a un’ultima chiamata in chiave salvezza con un atteggiamento prudente e rinunciatario come quello espresso dalla formazione di Grassadonia; contro ogni logica di sopravvivenza. Che poi, durante la gara, entrano diversi giocatori della panchina e non Josè Machìn, il rinforzo di gennaio dotato di maggiore qualità. Non che potesse stravolgere il corso degli eventi, ma fa intendere come anche questo allenatore (il terzo della stagione) sia finito in una spirale che ha poco di logico.
La partita ha un unico canovaccio: Vicenza all’attacco e Pescara sulla difensiva. Il Delfino mette da parte il 4-3-2-1 per tornare al 5-3-2 con Memushaj perno del centrocampo e con Ceter e Giannetti in attacco, vista l’indisponibilità di Odgaard. Il colombiano combatte, l’altra punta gira a vuoto, chiaramente fuori dal contesto della partita. Diverse occasioni da rete sfumate d’un soffio (traversa di Lanzafame al 10’), Fiorillo se la cava. Il Pescara prova a replicare, ma fa il solletico alla retroguardia vicentina. Arriva sulla trequarti e poi evapora. Il portiere Grandi è inoperoso. All’inizio della ripresa prima il doppio cambio di Di Carlo (dentro Nalini e Vandeputte) e poi, al 13’, il cross di Beruatto, sugli sviluppi di un angolo, sul quale Meggiorini (all’11ª marcatura stagionale) anticipa tutti di testa sbloccando il risultato. Chi si attende una reazione rabbiosa dei biancazzurri resta deluso. Il Pescara continua a subire e Grassadonia attende troppo tempo prima di provare a mischiare le carte nell’intento di mutare atteggiamento. Il Vicenza gestisce senza affanni. I biancazzurri non producono occasioni da rete. Il forcing finale è frutto dei biancorossi che indietreggiano a difesa del vantaggio più che di una precisa azione di forza di Dessena e compagni. Il tutto senza che Grandi corra rischi. Alla fine l’esultanza del Vicenza si mischia con la rassegnazione del Pescara ormai assuefatto alla sconfitta. Ormai rassegnato alla retrocessione almeno mentalmente. C’è la sosta, ma ormai la strada è tracciata.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA