Pescara, l’Adriatico è il tuo nemico
In casa la squadra di Baroni ha una media da retrocessione, in trasferta invece hanno fatto meglio solo Carpi e Bologna
PESCARA. Uno scivolone inaspettato. La sconfitta contro il Brescia impedisce al Pescara di fare il salto di qualità.
Non è la prima volta che accade ed è bene interrogarsi sulle cause. Una gara dai due volti che ha visto i biancazzurri comandare le operazioni nel primo tempo, toppando poi in modo clamoroso la ripresa. L’atteggiamento arrembante della parte iniziale si è trasformato in confusione e disordine nella seconda. In entrambi i casi non è stato il vero Pescara. Negli ultimi tempi, infatti, i biancazzurri sono apparsi quasi sempre compatti e organizzati, talvolta troppo prudenti, ma quasi sempre contraddistinti da una precisa identità. Forse proprio le polemiche sull’interpretazione delle sfide contro Bari e Spezia hanno causato la metamorfosi. Senza dubbio il Delfino visto nei primi 45 minuti contro il Brescia è una novità assoluta, soprattutto nella sua versione casalinga. Ritmo martellante, sovrapposizioni continue e una fase offensiva attuata da almeno sei uomini, hanno permesso alla squadra di Marco Baroni di creare palle-gol a iosa.
Il rovescio della medaglia parla di troppe “imbarcate” subite che di sicuro dovevano essere evitate. Comunque, un nuovo look che ha comunque permesso al Pescara di chiudere in vantaggio all’intervallo. In ogni caso, dalle parole dei protagonisti nel post-partita (ad esempio il “volevamo strafare” di Melchiorri) la sensazione è che le critiche per le precedenti uscite abbiano spinto il Pescara ad aggredire con (troppa?) veemenza l’avversario, spendendo di conseguenza molte energie. Nella ripresa, invece, sono emersi i difetti atavici, quelli che spuntavano a intervalli regolari ad inizio campionato e nel torneo scorso, prima con Pasquale Marino poi con Serse Cosmi.
Quei limiti palesi nella gestione del match che nell’arco dei novanta minuti producevano spartiti contrastanti da parte della stessa orchestra. Una squadra che alternava minuti di dominio incontrastato a black-out inspiegabili. Sembrava che Baroni avesse debellato in via definitiva quella grave lacuna, invece il vecchio vizio è tornato a galla rallentando la corsa verso l’alta classifica.
A questo punto, va scongiurato il rischio di concludere la stagione nell’anonimato, come è accaduto l’anno scorso. Facendo una comparazione, i numeri non sono molto distanti. Nel torneo 2013-14 il Pescara occupava la 12ª posizione con 46 punti, 2 in meno rispetto a quelli attuali che sono 48. È vero che Baroni è riuscito a rendere più incisivo l’attacco, che è il migliore della B (57 reti contro le 44 delle gestione di Marino e di Cosmi), ma lo è altrettanto il fatto che non si sono registrati miglioramenti nella fase difensiva. Addirittura, questo Pescara ha incassato 4 gol in più rispetto all’ultimo campionato (46 contro 42).
Un dato sul quale riflettere, insieme a quello che concerne il rendimento casalingo. Tra le mura amiche il Delfino viaggia con una media da retrocessione. Sono appena 22 i punti conquistati all’Adriatico su 51 disponibili: 5 vittorie, 7 pareggi e 5 sconfitte. Solo Cittadella, Brescia e Ternana hanno fatto peggio. Molto meglio in trasferta, dove il Pescara ha il terzo migliore ruolino dopo Carpi e Bologna: 26 punti totalizzati grazie a 7 successi, 5 pareggi e 5 sconfitte. Con 8 gare da disputare c’è tutto il tempo per riprendere il giusto cammino. La prossima partita a Frosinone, mentre le altre sfide lontano dall’Adriatico vedranno i biancazzurri impegnati a Lanciano, Avellino e Varese. Invece in casa dovranno vedersela con Modena, Pro Vercelli, Perugia e Livorno.
Giovanni Tontodonati
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