Pescara, la grande beffa Due volte in vantaggio ma cade ai calci di rigore

Decisivo l’errore dal dischetto di Desogus, autore del gol del 2-1 Il Foggia si qualifica alla finale play off per la B contro il il Lecco
PESCARA. La grande delusione dopo aver sognato la B. Il Foggia vola in finale, i biancazzurri masticano amaro e con loro gli oltre 20.000 presenti allo stadio Adriatico che immaginavano un finale diverso. Minuto 96’, mancano pochi secondi al triplice fischio, il Pescara è avanti 1-0 e Delio Rossi fa una magìa. Effettua una sostituzione senza senso tattico solo per guadagnare 30”. Missione compiuta, sugli sviluppi Ogunseye fa la sponda di testa e Rizzo manda tutti ai supplementari. Per scrivere una storia diversa. Che diventa a tinte rossonere. Desogus prova a cambiarla nel supplementare, Markic impatta di nuovo per il 2-2. Si va ai rigori, il Foggia si impone 6-5 con l’errore decisivo di Desogus. Proprio lui che aveva portato avanti il Pescara ai supplementari. Il Foggia non ha mai mollato e alla fine ha fatto festa. Finisce qui la stagione del Pescara. Foggia e Lecco si giocheranno la B e prima di spegnare i riflettori allo stadio, ecco il saluto dei tifosi alla squadra. L’Adriatico è da brividi: tutto esaurito e coreografia da applausi sulle note di Gente di Mare. Qualche addetto ai lavori che mastica calcio in categoria superiore si è lasciato andare a giudizi con lode per il pubblico. Da serie A. Come dargli torto. Zeman rilancia Lescano in attacco, tra i pali c’è D’Aniello, mentre Gozzi e Aloi hanno vinto il ballottaggio con Milani e Palmiero. Cuppone parte da esterno offensivo e l’inizio del Pescara premia le scelte di Zeman. Lescano e Cancellotti vanno in pressione, palla per Rafia che disegna un arcobaleno stupendo che finisce sulla testa di Cuppone. Colpo di testa vincente e biancazzurri subito avanti. Il tema tattico della partita diventa subito chiaro: Foggia aggressivo e propositivo, Pescara che lascia fare. Forse troppo perché Bjarkason per due volte ha la palla del pareggio. Vi ricordate il gol di Petermann all’andata? Ha provato la stessa giocata anche all’Adriatico, ma senza fare i conti con i riflessi di D’Aniello: il classe 2003 è stato perfetto e ha negato la gioia del gol al centrocampista rossonero. Il Pescara ha qualche buona opportunità in ripartenza, ma sbaglia le scelte, mentre nella ripresa il gol lo ha trovato Davide Merola. Ma c’è il Var che ha evidenziato qualche centimetro di fuorigioco. Il Foggia cresce tanto, il Pescara fa fatica e si chiude per difendere il risultato. Zeman si arrabbierà in sala stampa, ma il muro costruito da Boben e Brosco sembra reggere. Nota di merito per il capitano: si trasforma in ministro della difesa del Governo Zeman ma la beffa è dietro l’angolo. Perché forse Mora gestisce male una rimessa laterale al 95° regalando un’ultima speranza al Foggia. Delio Rossi fa una magia. Dentro Markic, guadagna 30” e trova il pari. Adriatico gelato al 96°: Ogunseye fa la sponda e Rizzo beffa D’Aniello. Incredibile. Si va ai supplementari. La magìa di Rafia regala a Desogus la palla del 2-1. Il Pescara torna dentro al suo sogno ma quel cambio senza un senso tattico e fatto solo per guadagnare secondi diventa vincente. Perché Markic sul primo palo di testa anticipa Vergani e beffa D’Aniello. Ancora gelo, ancora una beffa. Rigori. Un gol e un errore a testa dopo i primi due rigori. Va Ogunseye dal dischetto: sbaglia anche lui, mentre Rafia è glaciale. Pescara di nuovo avanti, ma Aloi si fa ipnotizzare da Dalmasso. Tutto da rifare. Per la terza volta. Il Foggia non sbaglierà più, Vergani è freddo, ma Desogus calcia male. Il Foggia vola in finale, il Pescara si prende gli applausi di uno stadio Adriatico da serie A. Perdere così fa male. Qualche giorno di riflessione e poi si può riprogrammare una nuova stagione. Ripartendo dall’entusiasmo creato. Con Zeman? Forse. Ora c’è da smaltire una delusione talmente grande che per qualche giorno gli attori protagonisti vorranno staccare la spina. Resta un’annata che ha avuto un grande merito: riportare entusiasmo e voglia di calcio.
Enrico Giancarli
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