«Pescara la mia casa suono per la serie A»

18 Gennaio 2019

Campagnaro: in campo fino a 40 anni, poi farò l’allenatore

Campagnaro, secondo lei, da quando è in biancazzurro, questo è il Pescara più forte?
«La squadra più forte secondo me era quella di tre anni fa, quando abbiamo conquistato la promozione in A con Oddo in panchina. Questo gruppo, però, è unito e credo che quest’aspetto possa fare la differenza alla lunga».
Perché quattro anni fa ha scelto il Delfino, dopo esperienze importanti tra Samp, Napoli e Inter?
«Perché qui c’era e c’è un progetto serio e ambizioso. Dopo il Mondiale 2014 avevo bisogno di nuovi stimoli. Pescara, poi, è una città stupenda, a misura d'uomo e con tanti servizi. In tanti me ne hanno parlato bene e devo dire che avevano ragione. Pescara è una città ideale per viverci e con la mia famiglia abbiamo deciso di fermarci qui anche in futuro».
Lei è argentino, ma ha delle origini italiane.
«Provengo da un paese piccolissimo che si chiama Coronell Baigorria. Poco più di 1.500 abitanti a 700 chilometri di distanza da Buenos Aires. Un villaggio in mezzo alle campagne. Li vive ancora tutta la mia famiglia e quando torno in Argentina adoro stare a casa con i miei cari. Mio padre, che è morto quando avevo 12 anni, faceva l'agricoltore e mia madre era un’insegnante. Ho un fratello più piccolo e una sorella».
Al Pescara che cosa serve per andare in serie A?
«Umiltà e costanza nei risultati. Dobbiamo essere bravi a non fermarci e fare punti per muovere sempre la classifica».
Come è arrivato in Italia?
«Sono andato via di casa a 16 anni per iniziare a giocare a calcio e sono andato a vivere da mio zio, a Moron. Lì ho finito la scuola e sono stato tesserato dal Deportivo Moron. Qualche anno dopo, durante un torneo, mi vennero a vedere degli osservatori del Piacenza e sono arrivato in Italia nel 2002».
Mazzari, Donadoni, Mancini, Stramaccioni, Iachini. Quali tra questi ha lasciato il segno?
«Walter Mazzarri. È stato mio allenatore per otto anni dalla Sampdoria, al Napoli e poi all'Inter. Con lui mi sono trovato bene. Tra gli altri allenatori non dimentico Iachini. Lui è un motivatore ed è bravissimo nell'organizzazione tattica. Ma anche Pillon e Oddo mi hanno insegnato tanto».
L’anno scorso con Zeman perché non è scattata la scintilla tra lei e il boemo?
«Intendeva il calcio in un modo particolare. Con lui, per giocare la domenica, devi sempre allenarti al massimo. Se salti anche un solo allenamento rischi di non giocare. Io, alla mia età, e con i problemi muscolari che mi porto dietro, non potevo allenarmi come lui chiedeva».
Con lei in campo Andrew Gravillon è cresciuto tantissimo.
«Il merito è tutto suo perché ha l’umiltà di ascoltare i consigli. Non è presuntuoso ed è una qualità importante. Secondo me è un predestinato e farà una grandissima carriera».
Finora, qual è la squadra rivelazione?
«Il Lecce su tutte, poi il Cittadella».
Giornalista e poi calciatore. Vero?
«Sì, diciamo che da ragazzino ho fatto il giornalista. Ho lavorato per "Solo Futbol"; mio zio, Sergio Castilo, era il direttore di quel giornale. Lavoravo in redazione e scrivevo di calcio minore. Passavo le ore al telefono per recuperare articoli e schede dei vari corrispondenti sparsi per l’Argentina. Una cosa che mi piaceva parecchio».
Il giocatore più forte del mondo?
«Leo Messi».
Messi come Maradona?
«Leo, con il quale ho giocato in Nazionale, tecnicamente è simile a Maradona, ma è costante nel rendimento rispetto ai tempi di Diego a Napoli. Forse è anche più forte. Diego, però, era un trascinatore fuori dal campo. Leo è più riservato».
Che cosa fa nel tempo libero?
«Suono la chitarra (ha 9 chitarre e 2 bassi, ndr). Mi piace la musica, però mi dedico molto alla famiglia».
Rimpianti per il Mondiale 2014 perso in finale contro la Germania?
«Si, perché meritavamo noi di alzare al Coppa. Siamo stati sfortunati e la Germania poi ha vinto ai supplementari».
Boca Juniors o River Plate?
«Boca. Che vergogna, però, quello che è accaduto per la finale della Libertadores. Incidenti ingiustificabili».
Il suo contratto scadrà a giugno. Poi cosa farà?
«Vedremo. Mi piacerebbe continuare a giocare qui, se il fisico regge. Ho ancora fame di vincere e tanto entusiasmo. Mi piacerebbe continuare a giocare fino a 40 anni. Poi non so, forse farò l’allenatore».
Il Pescara in A e lei come premio suonerà la chitarra alla festa promozione?
«Sarebbe davvero bello. Sono pronto a suonare se dovesse servire per la promozione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA