Pescara, la notte dei rimpianti

27 Maggio 2019

Cade nel momento in cui dà la sensazione di potersi qualificare. Il Verona passa con Di Carmine

PESCARA. Doveva essere una notte magica nelle speranze dei biancazzurri e, invece, si è trasformata nella serata degli addii. La finale play off è sfumata e del Pescara di questa stagione molti giocatori saluteranno. A contendersi il terzo e ultimo posto a disposizione per la serie A saranno il Cittadella e il Verona per un derby veneto quantomai inatteso. Giovedì al Tombolato e domenica al Bentegodi. Il fattore campo è saltato in semifinale: prima il passo falso del Benevento al Vigorito, poi quello del Pescara. Ha deciso un rigore di Samuel Di Carmine che ha segnato ai biancazzurri il settimo gol in 13 gare. Nell’arco dei 180’ l’Hellas Verona non ha rubato la qualificazione, ma il Pescara se l’è fatta sfuggire di mano proprio quando sembrava poter gestire la partita. Nel primo tempo tanto Verona e poco Pescara. L’Hellas sembrava poter sbloccare il risultato da un momento all’altro, dopo lo 0-0 dell’andata. Entrava facilmente in area, ma il Delfino è arrivato all’intervallo indenne. E nella ripresa ha cominciato con il piglio giusto, rendendosi pericoloso dalle parti di Silvestri in più occasioni, cosa raramente avvenuta nella prima frazione di gioco. A ben vedere, però, a fare la differenza sono state le sostituzioni: all’ingresso di Pazzini (al posto di Colombatto) ha fatto da contraltare quello di Campagnaro (in luogo di Sottil). Aglietti ha ordinato il tutti avanti, Pillon il tutti indietro. Nemmeno un paio di minuti e al 27’ del secondo tempo ecco l’azione decisiva: tocco di prima di Pazzini a smarcare Di Carmine in area e Scognamiglio lo stende, nonostante l’intervento in scivolata di Campagnaro. Dal dischetto il centravanti del Verona ha gonfiato la rete e i biancazzurri hanno visto andare in frantumi il sogno della serie A. Sì, perché una sfida giocata sul filo dell’equilibrio si poteva decidere solo per un episodio e il Verona lo ha cercato e trovato. Il Pescara si è gettato all’assalto, ben sapendo che serviva un miracolo per perforare i gialloblù. Pillon ha inserito Bellini. Ma se Giampaolo Pazzini ha fatto la differenza mettendo Di Carmine solo davanti a Fiorillo, Bellini al 47’ ha calciato alto in area il pallone del possibile pareggio, quello che avrebbe rivitalizzato gli oltre undicimila dell’Adriatico-Cornacchia. Che alla fine hanno salutato i biancazzurri con applausi di ringraziamento per una stagione comunque positiva e al di là di ogni più rosea previsione. C’è delusione alla fine, ma anche la consapevolezza che Pillon ha tratto il massimo dal gruppo a disposizione, sempre in zona play off e spesso sul podio della classifica durante la stagione, nonostante fosse partito per conquistare una salvezza tranquilla.
Un pizzico di amarezza per la gestione della partita di ieri, ma bisogna tener conto della forza del Verona che è lievitato nel rendimento dal momento dell’arrivo in panchina di Aglietti. Nelle due partite ha dimostrato di avere qualcosa in più sul piano della corsa e delle qualità dei singoli.
La scelta di passare alla difesa a tre con l’inserimento di Campagnaro farà discutere e riaccenderà le polemiche tra chi taccia Pillon di difensivismo e chi no. Ma è stata una scelta dettata dalla presenza contemporanea di Di Carmine e Pazzini in campo per un 4-4-2 con il doppio centravanti. E comunque non bastano pochi minuti di gioco per giustificare un eventuale cambiamento nell’atteggiamento della squadra. Resta la beffa di aver subìto il gol decisivo in un secondo tempo in cui il Pescara non ha affatto demeritato e il Verona si stava sgonfiando. Adesso, è tempo dei saluti. Bepi Pillon va via e molti altri biancazzurri faranno le valigie. Sarà un Pescara diverso, sicuramente più giovane.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA