Pescara-Luparense finisce in rissa, interrogazione parlamentare di Razzi

14 Giugno 2017

Il senatore chiede "giustizia sportiva" al ministro dello Sport in merito a quanto avvenuto durante l'incontro di calcio a 5 di due settimane fa

PESCARA. Chiede "giustizia sportiva" al ministro dello Sport il senatore di Forza Italia Antonio Razzi che ha presentato un'interrogazione in merito a quanto avvenuto durante l'incontro di calcio a 5 tra Pescara e Luparense il 1 giugno scorso. L'interrogazione è firmata anche da Giro, Ceroni, Serafini, Aracri, Rizzotti, Pelino, Piccoli, Alicata, De Siano. Dopo la fine di gara uno fra Pescara e Luparense (vinta dai veneti ai rigori per 7-6), sul parquet del Pala Giovanni Paolo II del capoluogo adriatico, si scatenò una gigantesca rissa tra giocatori e dirigenti delle due squadre che richiese l'intervento in campo delle forze dell'ordine. Il giudice sportivo ha deciso, in seguito, sette mesi di squalifica del campo di gioco del Pescara, con 5mila euro di ammenda. Squalifica fino 30 giugno 2018 per il ds Matteo Iannascoli. Pesante squalifica anche per il presidente del Pescara Calcio a 5 Danilo Iannascoli, fino al 30 ottobre 2017. Il ricorso del Pescara calcio a 5 si discute domani. «Al termine della gara - scrive Razzi nell'interrogazione -, il presidente dell'Asd Pescara, Danilo Iannascoli, in una nota, ha annunciato la volontà di ritirare la squadra da tutte le competizioni in corso, affermando: 'A partire dalla data odierna sono costretto a sospendere sia gli allenamenti della prima squadra che tutte le attività e competizioni ufficiali. Utilizzare il terzo tempo per aggredire un calciatore avversario, utilizzare le parole 'terremotatì ed 'handicappatì da squallidi personaggi che nulla dovrebbero avere a che fare con lo sport, non possono passare impunite e non possono essere taciute». «La giustizia sportiva, in questo caso è stata assente - scrive ancora il senatore - e non è giusto lasciare impuniti atteggiamenti del genere: infatti il codice di giustizia sportiva, all'articolo 11, comma 1, stabilisce che 'Costituisce comportamento discriminatorio, sanzionabile quale illecito disciplinare, ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine etnicà. Ho chiesto - ha concluso - al ministro competente di intervenite e fare chiarezza sui fatti molto gravi avvenuti il 1 giugno 2017 a conclusione di una partita di calcio a 5 per censurare i comportamenti denigratori ed offensivi perpetratisi che con lo sport non hanno nulla a che fare».