«Pescara non abbatterti per salvarsi serve il gruppo»

20 Settembre 2016

L’allenatore dell’Albania è stato calciatore biancazzurro e tecnico del Torino «In A si possono perdere anche sette gare di fila, ma l’importante è restare uniti»

PESCARA. Parola al doppio ex. Non uno dei tanti, visto che da un po’ di tempo la sua popolarità ha varcato i confini nazionali conquistando tantissimi appassionati di calcio. Gianni De Biasi, 60 anni compiuti lo scorso 16 giugno, è l’allenatore che per primo è riuscito a portare l’Albania nelle fasi finali dei campionati europei. Quest’estate in Francia la sua squadra non ha superato il girone, ma ha ricevuto tanti elogi. Prima dell’exploit, nella sua lunga gavetta De Biasi ha allenato il Torino dal 2005 al 2008 (con una breve parentesi in Spagna nel Levante) chiamato dal patron granata Urbano Cairo e tanti anni prima in riva all’Adriatico si tolse una delle più belle soddisfazione della sua carriera da calciatore. Appena 21enne, infatti, l’ex centrocampista veneto debuttò in serie A con la maglia del Delfino nella stagione 1977-78 collezionando 24 presenze. Tornò in Abruzzo nel 1992 per allenare la Pro Vasto.

Domani seguirà con interesse l’incontro tra il Torino, che viene dal deludente pareggio casalingo contro l’Empoli, e il Pescara, reduce dalla brutta sconfitta in trasferta contro la Lazio. «Siamo appena agli inizi», spiega De Biasi, «non è il momento di tirare le somme. Il Pescara ha perso 3-0 all’Olimpico, allora? Una neopromossa non può permettersi un passo falso contro una squadra forte come quella di Inzaghi? Non scherziamo. Quando allenavo il Modena inanellammo una lunga serie di risultati negativi, ma alla fine riuscimmo a conquistare la salvezza. Per questo vi dico che non bisogna abbattersi e continuare a lavorare sodo. In questa categoria le cosiddette “piccole” possono perdere anche sei o sette gare di fila, ma l’importante è non mollare. Se la compattezza e l’unità di intenti vengono meno dopo 4 partite allora è finita».

A Roma Ledian Memushaj ha fallito l’opportunità per portare in vantaggio il Delfino. Se avesse trasformato il penalty, forse la gara avrebbe preso un’altra piega. «I rigori si possono sbagliare, non credo che sia stato decisivo quell’errore».

Ma con un pizzico in più di concretezza e maggiore attenzione, i biancazzurri avrebbero potuto battere sia l’Inter che il Napoli. «E’ questa la vera differenza tra la A e la B. Nella massima serie, quando credi di avere in pugno la partita, basta una distrazione per vanificare tutti gli sforzi. In A ci sono campioni che ti puniscono anche toccando un solo pallone in novanta minuti».

Il tecnico dell’Albania lancia un appello ai pescaresi. «Bisogna avere fiducia e remare verso la stessa direzione: calciatori, allenatore, società e tifosi. Solo così è possibile raggiungere un grande obiettivo, che per il Pescara si chiama salvezza».

Per De Biasi, invece, si chiama Mondiali 2018 in Russia, dove vorrà portarci la nazionale che guida da quasi 5 anni. Nella sua squadra ha lanciato Ledian Memushaj e in futuro dovrà valorizzare Rey Manaj, convocato già varie volte, che spera di esplodere alla corte di Massimo Oddo.

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