Pescara remissivo, ko nel finale
Successo meritato del Benevento, ma il 2-1 di Volta nasce da un corner contestato
INVIATO A BENEVENTO. Il Pescara vede le Streghe. Quelle giallorosse beneventane, che fanno ingoiare una polpetta avvelenata al malcapitato Delfino. Dopo due vittorie consecutive e sette punti conquistati nelle ultime tre partite, i biancazzurri interrompono la serie positiva al Vigorito, scivolando al quarto posto in compagnia del Lecce, a quota 41 punti, distanti una lunghezza dal Palermo, due dal Benevento e sei dalla capolista Brescia.
Altro scontro diretto fallito per il Pescara - dopo quelli con Brescia e Palermo - che recrimina per un calcio d’angolo contestato dal quale scaturisce il gol della vittoria dei sanniti. I giallorossi passano in vantaggio al 44’ grazie a Coda - con un tiro di destro da fuori area deviato da Gravillon - che in precedenza (al 25’) sbaglia un calcio di rigore tirato a lato. Nella ripresa il Pescara prova a reagire e al 23’ trova la rete del pareggio con Mancuso (16° centro stagionale) su assist, con un rimpallo fortunoso, di Capone. La gioia, però, dura poco meno di venti minuti, visto che al 42’ Volta di testa manda in delirio gli oltre 10mila del Vigorito.
Episodio che fa infuriare Pillon, espulso nell’occasione dalla panchina, perché il corner dal quale scaturisce il gol della vittoria è dubbio. Il tocco finale, infatti, sembra di Caldirola e non di Balzano, come invece segnalato dall’arbitro Marini di Roma. Poi, sugli sviluppi del corner di Viola, Volta viene lasciato solo da Gravillon e il difensore è implacabile con l’inzuccata che porta in dote i tre punti del sorpasso al Benevento. I giallorossi, quindi, battono il Delfino in casa dopo 58 anni dall’ultima volta e Bucchi adesso punta diritto verso i primi due posti in classifica per la promozione diretta. Il Benevento merita la vittoria, costruisce di più sul piano del gioco, dà spesso la sensazione di poter far male con una minima fiammata, calcolando anche il palo di Coda e la traversa di Bonaiuto nel secondo tempo.
Il Pescara è bravo a crederci, rimettendo in piedi una gara compromessa con Mancuso al 23’ della ripresa, ma non esprime un gioco in grado di poter fare male alla squadra di Bucchi. Non osa e dopo l’1-1 regala la sensazione di accontentarsi, badando solo a difendere il risultato. Il 4-3-1-2 che pure aveva funzionato nelle ultime gare gira a vuoto. Marras non dà mai la sensazione di poter dare incisività e profondità alla manovra, lasciando troppo soli i due attaccanti. Dunque, un passo indietro sotto l’aspetto del gioco. E poi le mosse di Pillon nella ripresa che fanno storcere un po’ il naso. Togliere una punta come Monachello per mettere in campo dopo l’1–1 Campagnaro, difensore roccioso ed esperto, è un messaggio di debolezza e di paura lanciato alla partita. Tant’è che poi il Benevento si getta all’assalto e trova il 2-1 sugli sviluppi di un angolo. Passare dal 4-3-1-2 al 5-3-2 finisce per schiacciare il Pescara nella sua metà campo e alla lunga la mossa non si rivela delle più illuminate. I biancazzurri nell’anticipo del turno infrasettimanale fanno davvero poco per meritare il pareggio. Nel primo tempo si fanno schiacciare nella propria metà campo e nella ripresa solo con l’ennesima perla di Mancuso riescono a rimettere la gara sui binari dell’equilibrio. Troppo poco per provare a riportare un punto a casa contro un Benevento più deciso nella ricerca del successo. Che dispiega tutto il suo arsenale pur di tornare al successo. E lo fa con merito.
Ora c’è appena il tempo di tirare il fiato, perché domenica all’Adriatico-Cornacchia (ore 15) arriverà lo Spezia in campo stasera contro il Livorno. Servirà tutt’altra prestazione - e mentalità - per riprendere la marcia interrotta al Vigorito.
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