Pescara, senti Sarri: «Faccio il tifo per voi»
L’allenatore dell’Empoli è la rivelazione della A. Nel 2005 ha guidato il Delfino: «Venerdì tiferò per i biancazzurri, ma l’esonero di Baroni non lo capisco»
PESCARA. Un tifoso in più per il Pescara. Dopo aver conquistato la salvezza in largo anticipo, l’allenatore dell’Empoli Maurizio Sarri seguirà con particolare interesse la sfida contro il Livorno di Christian Panucci. Il 56enne toscano ha allenato il Delfino in B nel campionato 2005-06 chiudendo all’undicesimo posto con una rosa tutt’altro che trascendentale. In riva all’Adriatico ha lasciato un ottimo ricordo e nel suo cuore c’è ancora spazio per i colori biancazzurri.
E ieri lo ha confermato parlando a margine dell’ottavo seminario di aggiornamento per giornalisti sportivi promosso dalla Figc e dall’Ussi (Unione Stampa Sportiva Italiana) a Civerciano. «Spero», ha detto Sarri, «che vinca il Pescara. Non è possibile fare un pronostico perché si tratta di una partita secca. In questi casi può succedere di tutto, anche un semplice episodio può far pendere la bilancia da una parte o dall’altra. In ogni caso, venerdì farò il tifo per il Pescara».
La scelta di esonerare Marco Baroni ad una sola giornata dalla fine del torneo non lo ha convinto. «Non saprei cosa dire, solo la società può spiegare una simile decisione. E se anche lo facesse mi risulterebbe difficile comprenderla». In attesa di gioire per un’eventuale vittoria dell’undici di Massimo Oddo, l’allenatore empolese ha già esultato per un’altra abruzzese: il Teramo di Vincenzo Vivarini. Quest’ultimo, infatti, era un suo collaboratore tecnico nella stagione in cui ha lavorato a Pescara. Tra i due è rimasto un forte legame di amicizia e rispetto reciproco, tant’è che Sarri è stato tra i primi a complimentarsi per la straordinaria vittoria del campionato. «Sono felicissimo per Vincenzo. Dalla prima volta in cui ci siamo incontrati ho capito subito di avere di fronte un ragazzo molto intelligente. È una persona chiara, pulita e capace. Il calcio ha bisogno di figure così».
Il percorso dei due allenatori somiglia parecchio. Entrambi sono partiti da lontano e con grande impegno si sono ritagliati uno spazio tra gli strateghi delle panchine. Sarri è convinto che il suo amico-collega possa ripercorrere le sue orme e arrivare in futuro in serie A. «Non ho dubbi sulle sue capacità. In tutta franchezza vi dico che partire dalle categorie minori mi ha fatto capire che in nessun campionato esistono fenomeni. Non c’è differenza tra il sistema di allenamento che utilizzavo in serie D e quello che pratico nell’Empoli. L’importante è avere le idee chiare e stabilire un programma insieme ai ragazzi».
Tra i suoi fedelissimi c’è Daniele Croce, rosetano doc, che purtroppo ha debuttato troppo tardi nella massima serie. «Qualche giorno fa un dirigente di una grande squadra mi ha detto: “Se Croce avesse 26 anni lo prenderei subito. Daniele ha avuto la forza di crederci fino alla fine, al contrario di tanti calciatori che si sono persi per strada». Per Sarri sta volgendo al termine un’annata fantastica. Accade di rado, infatti, che una “provinciale” riesca a salvarsi giocando un calcio offensivo e divertente. «Ho sempre odiato i tanti luoghi comuni del calcio. Ad esempio quello che recita: per salvarsi bisogna calciare il pallone in tribuna. A Empoli abbiamo scelto di giocare a viso aperto e ci siamo tolto parecchie soddisfazioni». Non poteva mancare un riferimento a Zdenek Zeman: «Resta un grande allenatore e una delle persone più coerenti che abbia mai conosciuto».
Giovanni Tontodonati
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