Pescara senza gioco e penalizzato dall’arbitro

Pari a reti bianche con l’Avellino: Saia ignora un rigore su Melchiorri
PESCARA. E’ finita 0-0, ma c’è un vincitore, l’Avellino, e c’è uno sconfitto, il Pescara: gli irpini tornano a casa con il punto che volevano; i biancazzurri, invece, devono accontentarsi di un pareggio che rinvia nuovamente il salto di qualità. Non sa vincere il Pescara in casa: appena due successi all’Adriatico-Cornacchia quando il girone d’andata volge al termine. Brutta partita che più brutta non si può, degna di una serie B il cui livello tecnico è precipitato negli ultimi anni. E il peggiore in campo è stato l’arbitro, Vittorio Emanuele Saia di Palermo. Anche lui rappresenta la fotografia fedele di una classe arbitrale mediocre. Saia essenzialmente è colpevole di aver tollerato il gioco ostruzionistico e maschio dell’Avellino che non vince da più di un mese, ma che torna a casa con il punto voluto. Saia sul banco degli imputati anche per via di un episodio che poteva cambiare il corso della gara all’11’: Melchiorri cade in area mentre batteva a rete da posizione favorevole. A tutti sembra rigore netto, meno che a Saia il quale opta per un’improbabile simulazione. Che interesse poteva avere Melchiorri a cadere in area mentre calciava verso la porta? Una topica, quella dell’arbitro palermitano, che si sommano da altre che finora hanno danneggiato il Pescara. Che, va sottolineato con forza, ha toppato di nuovo. Dopo il poker di Vercelli ci si attendeva il salto di qualità. Lo chiedevano anche i tifosi che in curva Nord hanno esposto uno striscione: “Se Vercelli è stato un segnale dimostratelo... e torneremo a cantare”. Il segnale non ha avuto la continuità auspicata. E non solo per colpa dell’arbitro. Le responsabilità sono in larga parte dei biancazzurri i quali hanno confermato di non avere gioco. Siamo a dicembre e la manovra risulta involuta e scontata, indipendentemente dal modulo e indipendentemente dagli interpreti. Anche nel momento in cui, nell’ultima mezzora, l’Avellino resta in dieci giocatori per via di un calcione che Ely rifila a Melchiorri da dietro. La superiorità numerica non frutta il gol tanto inseguito. L’unica palla gol se la costruisce Riccardo Maniero, al 28’ della ripresa, quando, spalle alla porta, si alza il pallone e lo rovescia dal limite dell’area: sarebbe stato il gol dell’anno, ma Frattali, il portiere subentrato a Gomis nel primo tempo, con un colpo di reni riesce a togliere la sfera da sotto la traversa e a strozzare l’urlo del gol ai biancazzurri. E’ stato l’unico brivido del secondo tempo caratterizzato dalla continua perdita di tempo dei giocatori biancoverdi. Contro le difese schierate, il Pescara va in tilt, e ieri è arrivata una conferma non richiesta. Non ha sfruttato le fasce, si è intestardito ad attaccare per vie centrali contro una difesa a cinque che non ha concesso spazi. Una strategia scontata che non ha di certo sorpreso un Avellino coriaceo e determinato. Il Pescara ha anche pagato la giornata negativa del suo uomo migliore, vale a dire Federico Melchiorri. Dopo l’episodio iniziale (il rigore non visto dall’arbitro), l’attaccante è andato in confusione sbagliando tutto quello che c’era da sbagliare. A sua parziale discolpa va ribadito che le punte non sono state assistite da un centrocampo piatto e senza idee. Men che meno dagli esterni: Politano non sta mantenendo fede alle aspettative e Bjarnason, a sinistra, un po’ è fuori ruolo e un po’ è avulso dal gioco. Non basta perché la scelta iniziale di Baroni di schierare quattro difensori centrali nelle retrovie non ha agevolato la fluidità della manovra. Nemmeno il temporeggiare dopo l’espulsione di Ely al 18’ del secondo tempo: Victor Da Silva andava inserito subito senza attendere 16’.
Recriminazioni arbitrali e mancanza di gioco: il leit motiv del Pescara non cambia in una stagione ricca di rimpianti.
@roccocoletti1
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