Pillon dice addio: «È stato un onore allenare qui»

Il tecnico: non ho parlato con la società ma vado via. E avrò dei bei ricordi
PESCARA. Pioggia di lacrime. Quelle amare, che hanno accompagnato il triplice fischio finale. Tutti a terra, mani al volto e occhi gonfi. Al Pescara gli applausi dell’Adriatico, al Verona la gloria e la finale play off, con la serie A che si giocherà tutta in Veneto tra l’Hellas e il Cittadella. Dopo il gol di Samuel Di Carmine, che ha un certo feeling con il gol quando incrocia i colori biancazzurri, è sceso il gelo sugli spalti. Assalto finale sterile e destino ormai segnato. Come quello di Bepi Pillon, che entra in sala stampa e fa scendere di nuovo il gelo. «È la mia ultima conferenza stampa da allenatore del Pescara. È arrivato il momento di dirci addio. Non ho parlato con la società, ma credo che anche da parte del club la decisione sarebbe stata la stessa». Ai titoli di coda, dunque, il matrimonio tra il tecnico di Preganziol e Pillon. «Credo che la società ricominci con un nuovo allenatore e un nuovo entusiasmo. Ringrazio la società, ringrazio tutti. Ringrazio i miei giocatori, il ds Giorgio Repetto che mi ha voluto qui e chi mi ha supportato nei momenti più difficili. Mi dispiace molto per quello che è successo e di non coronare un sogno che abbiamo rincorso meritatamente dall’inizio dell’anno».
Gli sguardi di Pillon e del patron Sebastiani a fine partita non sono incrociati. «Non ho parlato con la società, ma io lascerò il Pescara. Lo ribadisco. Ho preso questa decisione che era anche nell’aria. Non c’è nessun problema. Sono stato bene, avrò un ricordo positivo di Pescara. Ho vissuto intensamente facendo risultati anche importanti». Sul suo rapporto non proprio idilliaco con Sebastiani, Pillon risponde con garbo e signorilità: «Ho fatto sempre il mio lavoro proteggendo la squadra, ma ho sempre detto che il presidente può dire cosa pensa e io l’ho sempre rispettato. Non credo che abbiano nuociuto le critiche anche perché siamo arrivati sin qua a giocarci una finale play off. Non ho niente contro nessuno, ho la coscienza pulita perché so di aver dato tutto me stesso. Perciò non devo avere nessun rammarico. Sono venuto in punta di piedi e in punta di piedi me ne vado».
La rabbia, però, è tanta dopo il rigore trasformato da Di Carmine che ha condannato il Delfino. «È un vero peccato, queste partite vengono decise dagli episodi. Abbiamo preso un gol da una situazione che si poteva evitare. Abbiamo concesso poco, è un vero peccato. Abbiamo avuto l’ultima opportunità con Bellini ma l’abbiamo vanificata». Il cambio di Sottil, uno dei più pimpanti, con Campagnaro ha fatto venire più di un dubbio. «Quando hai in mente una cosa per cercare di essere più offensivi prendi gol. Volevo dare maggiore incisività, ma purtroppo il calcio è fatto di queste cose qui. Giusto o sbagliato è andata così».
Nel primo tempo il Pescara ha dato la sensazione di voler gestire il pareggio. «Non direi, abbiamo avuto una palla gol con Mancuso. Purtroppo non ci siamo riusciti». Si ammaina dunque la bandiera Pillon, dopo una stagione straordinaria con una squadra partita per centrare una tranquilla salvezza e che, invece, si è ritrovata a un passo dalla serie A. «La mia squadra ha fatto il suo percorso facendo il suo lavoro fino in fondo. Secondo me ha centrato un risultato importante facendo bene». Il Bepi biancazzurro è entrato nel cuore dei tifosi, come testimoniano gli applausi che l’Adriatico gli ha riservato a fine gara. «Per me è stato un onore allenare il Pescara. È una piazza molto importante. Una piazza che se riesci a infiammarla bene riesci a fare cose importanti. Ringrazierò per sempre la tifoseria che mi è stata vicina dal primo all’ultimo giorno della mia avventura. Questa è una stagione che difficilmente dimenticherò. Il mio futuro? Non ho ricevuto nessuna chiamata e non ho santi in Paradiso. Vedremo».
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