Pioli: lo scudetto dipende da noi
Alle 18 esame Atalanta per il Milan, poi l’Inter a Cagliari: si decidono la lotta al vertice e per la salvezza
MILANO. Novanta minuti che possono scrivere la storia. Il Milan affronta (ore 18) l'Atalanta con la consapevolezza di poter già vincere lo scudetto: una vittoria sui bergamaschi e un ko dell'Inter vorrebbe dire titolo matematico. Ma a Milanello, invaso da centinaia di tifosi carichi e sognanti, nessuno sembra pensarci davvero con l'incognita caldo che può spostare gli equilibri. A San Siro sono previsti 29 gradi e le prestazioni delle due formazioni potrebbero risentirne. «È dalla sfida contro la Lazio che giochiamo partite da dentro o fuori. Abbiamo superato tappe difficili. Sarà dura perché è la squadra che ha fatto meglio in trasferta dopo di noi. Il Milan affronterà la partita con grande consapevolezza del momento ma anche delle proprie qualità. Abbiamo superato tante tappe, siamo stati bravissimi fino ad oggi e dobbiamo essere i migliori da qui alla fine», spiega Pioli in conferenza. L'allenatore rossonero è la calma fatta persona, non lascia trasparire tensioni, ansie o preoccupazioni. La volata per lo scudetto non lascia tregua, è solo per animi forti. E Pioli lo è, come lo sono i suoi ragazzi. «Ho visto una squadra attenta, che ha preparato la partita nel miglior modo possibile. Non dobbiamo pensare oltre. Quello che succederà dopo dipenderà da come andrà la nostra partita. La nostra forza è che possiamo determinare il risultato, poi succederà quello che dovrà succedere». Concentrarsi su ciò che si può determinare, cioè la vittoria. Solo al triplice fischio - almeno ufficialmente - il pensiero correrà anche all'Inter. Ma la storia è ciclica, tutto sembra coincidere alla precisione. Il Milan può potenzialmente vincere il titolo proprio contro l'avversario che ne ha sancito il punto più basso, quel 5-0 rifilato dall'Atalanta che brucia ancora. «Se può essere la chiusura di un cerchio? Quella sconfitta umiliante ci era servita per capire tante cose. Ma non chiudiamo un cerchio. È una partita importantissima, ma ne mancherà poi un'altra. All'andata abbiamo giocato molto bene ma in relazione alla qualità dell'Atalanta. Non sappiamo che squadra schiererà Gasperini». Pioli sa di dover tenere la guardia alta. Perché il Milan si gioca tutto. «Dobbiamo raccogliere tutto quanto seminato da qui alla fine», racconta. Un percorso lungo di crescita costante che può coronarsi in un sogno. «Sono convinto che i miei giocatori si sentano come me, concentrato e motivato. Andremo a San Siro con grande energia, perché ci saranno i nostri tifosi a caricarci». Il tutto esaurito (75mila spettatori), una bolgia rossonera per portare il Diavolo in paradiso. «Se sarà la last dance di Ibra a San Siro? Non lo so e mi auguro di no. È un campione con la 'C' maiuscola. Ho una stima nei suoi confronti smisurata. Ha intelligenza e maturità per capire il suo futuro. È concentrato nella partita e ora non si deve parlare del futuro». Negli occhi solo l'Atalanta e un titolo che manca da undici anni.
Qui Inter. Smaltita la sbornia dopo la vittoria della Coppa Italia, i nerazzurri a Cagliari (ore 20,45) punteranno a sfruttare l'entusiasmo del successo in finale a Roma contro la Juventus per portare a casa tre punti che sarebbero fondamentali per tenere accesa la fiammella della speranza nel testa a testa con il Milan,
L'unico assente resta Vecino, rimasto a Milano per un problema muscolare, mentre l'unico ballottaggio riguarda l'attacco, dove Correa e Dzeko si giocano il posto accanto a Lautaro Martinez, con l'ex Lazio favorito sull'ex Roma. D'altronde, Lautaro è sempre più intoccabile per questa Inter e lo sa anche Inzaghi, che si aspetta anche un immediato riscatto dopo la prestazione sottotono dell'argentino con la Juventus, con tanto di reazione polemica al momento della sostituzione verso il tecnico. Il Cagliari, però, porta bene a Lautaro, che contro i sardi ha segnato nel 2018 il suo primo gol in nerazzurro e che punta, ora, a diventare il sesto giocatore nella storia dell'Inter capace di mettere a segno 20 reti in una singola stagione di serie A prima di compiere 25 anni: è a quota 19 finora e raggiungerebbe Meazza, Nyers, Angelillo, Ronaldo e Icardi.
Angelo Caradonna

