Pizzi non ci sta: gareggerò in Canada

Ciclismo paralimpico, il frentano attacca dopo la sospensione. Addesi 7° a Rio
LANCIANO. Si è conclusa con un più che onorevole settimo posto assoluto, la seconda esperienza paralimpica del ciclista abruzzese (d'adozione) Pierpaolo Addesi, impegnato ieri pomeriggio a Rio nella corsa in linea maschile, cat. C4-C5. Dopo il sesto posto ottenuto, mercoledì scorso, nella crono su strada, un'altra bella prova per il 41enne residente a Torrevecchia Teatina. Che dopo essere andato in fuga, assieme al brasiliano Chaman (alla fine secondo, alle spalle dell'olandese Gebru, favorito dalla caduta, ad un metro dal traguardo, dei due atleti in lizza per l'oro), ha poi aiutato il compagno di squadra Andrea Tarlao a centrare il bronzo, portando così a 12 il totale delle medaglie (5 ori, 2 argenti e 5 bronzi) azzurre nel ciclismo. Il tutto mentre gli altri due atleti (i frentani Ivano Pizzi e Alessandro Fantini) chiamati a rappresentare (nel tandem) l'Italia (e l’Abruzzo) a Rio, erano costretti a restare a casa, complice la sospensione (di 45 giorni) della Commissione di Tutela e Salute all'ipovedente Pizzi. I cui valori ematochimici erano risultati anomali ad un controllo effettuato l'8 settembre scorso, il giorno della prevista partenza per il Brasile della comitiva azzurra. «Una vera ingiustizia», lo sfogo di Ivano Pizzi, «che ha cancellato, senza alcuna possibilità di appello quattro anni di sacrifici. Ben vengano i controlli a sorpresa, ma andrebbero fatti con criterio e partendo dal presupposto che anche le macchine, in alcuni casi, possono sbagliare. Come dimostrano i risultati di analoghe analisi effettuate, prima e dopo l'8 settembre, in un laboratorio della mia città. Li ho supplicati, invano, di ripetere immediatamente i controlli (svolti in un laboratorio privato di Roma, ndc) ma non c'è stato nulla da fare». Pizzi, che si dice a posto con la coscienza, denuncia un accanimento nei suoi confronti: «Certo, visto che un anno fa accadde la stessa cosa, alla vigilia dei Mondiali di Notwill, in Svizzera. Controllo a sorpresa, stop di 45 giorni e addio gare. Allora però, assieme al ct azzurro Valentini, andai subito a fare altre analisi (sempre a Notwill, e a spese della Fci, ndc), che risultarono a posto. La Commissione però, oltre a non tenerne conto, confermando la mia sospensione, fece un richiamo al ct, mentre a me fu suggerito di non alzare polveroni, altrimenti avrei potuto mettere a rischio anche l'impegno olimpico del 2016. Preferii quindi tacere», prosegue Ivano Pizzi, «ma, col senno di poi, fu un errore, visto cosa è poi successo quest'anno». Ed ora? «Restano l’amarezza e una gran voglia di smettere, anche se sto pensando di proseguire l'attività altrove. Avendo infatti la doppia cittadinanza (è nato a Barrie, vicino Toronto, ndc), avrei la possibilità di gareggiare nella squadra paralimpica canadese e non è detto che non lo faccia davvero».
Il contrattacco. In serata la replica della federazione: «In relazione ad una lettera aperta scritta dall'atleta Ivano Pizzi, non nuovo ad iniziative disciplinarmente e penalmente perseguibili, pubblicati su alcuni siti d'informazione, (il cui contenuto diffamatorio sarà valutato e perseguito in tutte le sedi competenti) si precisa quanto segue: la sospensione cautelativa dall'attività sportiva agonistica dell'atleta Pizzi è un atto dovuto, disposto dalla Commissione Tutela della salute della Fci nel pieno rispetto della normativa sanitaria, nota a tutti gli atleti, in corretta e stretta attuazione della funzione di monitoraggio e vigilanza sanitaria affidata alla commissione dagli organi federali».
Stefano De Cristofaro
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