Pizzolato solleva il bronzo Ritmica, storica Raffaeli

10 Agosto 2024

Alessio nel taekwondo riscatta la delusione di Tokyo risorgendo nei ripescaggi Diaz (cubano di nascita) sul podio dopo una finale ottenuta per il rotto della cuffia

Sofia Raffaeli i suoi primi Giochi li chiude sul podio, con un bronzo che sa di sorrisi e qualche lacrima. Ma è bello, è il primo azzurro nella ritmica individuale e si trascina dietro pure il tifo transalpino, che non ha sue atlete in finale. Poco importa perché c'è l'italienne a incantare, anche se la sua gara perfetta l'aveva confezionata nelle qualifiche. In finale da n.1 la campionessa marchigiana non riesce a ripetersi. L'errore più importante lo commette alla palla. La pressione, le rivali più agguerrite che scendono in pedana e sbagliano pochissimo. Ma la ventenne della scuola di Fabriano è una risposta con il suo talento anche all'anno di passione vissuto dal movimento della ritmica. Raffaeli è distante qualche centinaio di chilometri dall'accademia di Desio finita nella bufera per le accuse di maltrattamenti alle ginnaste, con la dt Emanuela Maccarani alla sbarra in un processo che alla fine l'ha solo sanzionata solo con un'ammonizione. Sofia ha proseguito per la sua strada che l'ha portata tra le migliori al mondo. «Peccato, cercherò di vincere tra quattro anni».
La forza di Nino. Un chilo di differenza. È quello che dà il bronzo, ripetendo il risultato di Tokyo 2020, al siciliano Antonino Pizzolato nel sollevamento pesi. Bronzo in una categoria diversa da quella in cui gareggiò in Giappone: allora erano gli 81 kg, questa volta 89. Ma ciò che conta è che Nino sia salito ancora una volta sul podio, confermando le previsioni della vigilia che lo davano tra i favoriti, nonostante i problemi fisici che ne avevano ostacolato la preparazione. Ce l'ha fatta, si diceva, per un soffio, perché tra strappo (172) e slancio (212) ha totalizzato 384 chili, che non saranno i 404 con cui il bulgaro Nasar ha stabilito il nuovo primato mondiale e si è preso l'oro, ma gli sono bastati per salire sul podio. E il bello che in un'Olimpiade dai tanti lamenti italiani a proposito di presunti torti arbitrali e moviole, è stata propria quest'ultima a dare una mano all'azzurro. È successo che alla terza prova dello slancio l'azzurro, che visti gli sviluppi della gara doveva tentare il tutto per tutto sollevando 212 chili, si è preso le tre luci rosse dalla giuria, vedendo vanificati i propri sforzi, dopo aver fallito il primo tentativo (non è riuscito a completare la girata) ed essersi visto annullare il secondo. Ma non poteva finire così, e infatti lo staff azzurro ha giocato la carta del challenge e si è visto dare ragione. Questa volta il Var del sollevamento pesi ha dato ragione all'Italia, perché la giuria tecnica ha ribaltato il risultato e valutato come buona l'alzata del siciliano, salito così al terzo posto. Così ecco questa medaglia che è anche un premio alla sofferenza di un grande atleta, ex testa calda (nel 2018 venne squalificato per dieci mesi dalla federazione per degli episodi di bullismo nei confronti di alcuni compagni minorenni) diventato modello per gli altri («ora quei ragazzi per me sono come dei fratelli») e oggi capace di andare avanti nonostante il dolore. «Ne sentivo tantissimo alla schiena», ha rivelato, «ho visto in faccia il mio allenatore e abbiamo sofferto insieme: non potevo rinunciare». «Ci ho messo anima e cuore, ho dato il massimo in ogni prova, soprattutto l'ultima». E infine: «La revisione per la terza alzata? Il regolamento parla chiaro, non ho piegato il gomito ma la spalla, quindi grazie a loro per il cambio del giudizio, ma noi credevamo nella validità dell'alzata».
Taekwondo. Bronzo per Simone Alessio nel taekwondo -80kg: dopo aver sconfitto nei ripescaggi l'uzbeko Jasurbek Jaysunov, l'azzurro ha battuto nella finalina l'americano Nickolas vincendo entrambi i round. Dopo i due ori al Mondiale nei 74 kg a Manchester nel 2019 e negli 80 kg a Baku nel 2023, per il ragazzo nato a Livorno (ma che ha scoperto il taekwondo in provincia di Catanzaro, a Sellia Marina, dove andò a tre anni, «un posto dove potevi fare solo danza, calcio e taekwondo. E la mia fortuna è stata che a 10 anni mio padre mi disse: a calcio, secondo me non hai possibilità, a taekwondo qualche possibilità ce l'hai», disse anni fa) arriva la prima gioia olimpica dopo che tre anni fa a Tokyo arrivò la bruciante eliminazione ai quarti.
La prima di Diaz. Sulla pedana bagnata del triplo l’hop step jump di Andy Diaz è una meraviglia. Alla prima presenza in maglia azzurra il cubano di nascita risponde presente, trasformando in bronzo una finale acciuffata per il rotto della cuffia con la dodicesima e ultima misura. Appena tre salti per acciuffare il podio e poi la passerella finale per centrare la miglior misura: 17.64. Meglio di lui soltanto altri due cubani, battenti bandiere straniere: l’oro è per il Diaz di Spagna (17.86), l’argento per il portoghese Pichardo (17.84). È il terzo bronzo olimpico nel triplo per l’Italia dopo quelli di Gentile nel 1968 e Donato (attuale allenatore di Diaz) nel 2012. «Posso solo ringraziare, questo è il prodotto di tante cose e di tante persone che sono state al mio fianco, come il mio allenatore Fabrizio Donat. È un sogno. Mi sono lasciato andare, sono contento ma vedevo la possibilità di migliorare, di arrivare all'oro. È stato un percorso difficile. Bronzo come Donato nel 2012? È il destino. Con la maglia azzurra voglio fare ancora molto».
Giorgio La Bruzzo