Più fisicità, meno tecnica

Il calcio riscrive le gerarchie: organizzazione e corsa soffocano il talento
È iniziata l’ultima settimana del Mondiale, quella che porta alla finale di domenica (ore 17) a Mosca. Sarà ricordato come il Mondiale delle sorprese, quello che ha ribaltato le gerarchie. Lo vincerà una squadra europea, ma non la Germania campione uscente tornata a casa prima delle sfide a eliminazione diretta. Delle quattro semifinaliste solo l’Inghilterra (nel 1966) e la Francia (nel 1998) hanno già vinto un Mondiale, ma entrambe in casa. Sono le uniche ad avere un pizzico di tradizione alle spalle.
Non c’è traccia, invece, delle semifinaliste delle ultime due edizioni. Tutte eliminate. La Francia ha giocato (e perso contro l’Italia) la finale di Germania 2006; l’ultima semifinale dell’Inghilterra risale a Italia 90, per trovare il Belgio tra le prime quattro bisogna tornare indietro al 196 quando fu battuto dall’Argentina di Maradona, mentre la Croazia in semifinale è arrivata nel 1998. Non c’è traccia di nobiltà calcistica nel rush finale di Russia 2018. Alla vigilia Francia e Belgio potevano godere qualche di qualche pronostico, ma Inghilterra e Croazia sono da considerare a tutti gli effetti delle sorprese.
Non ci sono squadre sudamericane nel G4, quelle africane sono state tutte eliminate dopo il primo turno. Ma il discorso sull’Africa calcistica va approfondito, visto che tracce ben visibili sono presenti in almeno tre delle quattro semifinaliste. I figli di immigrati di prima e seconda generazioni sono diventati dei punti di forza del Belgio, della Francia e dell’Inghilterra.
Emozioni e gol l’hanno fatta da padrone finora. Si è segnato tanto, anche se questo Mondiale non ha offerto granché sul piano del gioco. Nessuna novità, non c’è una squadra che ha impressionato sul piano della manovra. Vince l’equilibrio. Vincono la fisicità e la tattica che soffocano il talento. Basta vedere le squadre che hanno vinti i quarti, composte da giocatori di grande prestanza fisica.
I duelli si vincono con muscoli e centimetri, dal momento che la creatività e i piedi buoni non riescono a emergere. Stanno cedendo il passo alla forza fisica. A meno che non sbuchi un Mbappè, la cui rapidità è impressionante. Sono venuti meno i big: Messi è stato tradito dall’Argentina che a fatica aveva trascinato in Russia, ma ormai la Seleccion è a fine ciclo e priva di talento o comunque gestito male; Cristiano Ronaldo il suo l’ha fatto con i quattro gol realizzati, ma il Portogallo ha perso consistenza dopo l’exploit di due anni fa agli Europei; e Neymar non ha compiuto il salto di qualità e si è fatto notare più per le simulazioni e i tuffi che per le prodezze. A ben vedere è mancato proprio lui al Brasile che sembrava la squadra più forte, ma che è inciampata al cospetto di un Belgio che è una macchina da gol. E ha un Hazard che all’estro abbina una stazza fisica di non poco conto. E che in questa settimana ha la possibilità di far impennare le proprie quotazioni in ottica Pallone d’oro.
Infine un indizio: nel 2010 vinse la Spagna quando c’era Pep Guardiola alla guida del Barcellona; nel 2014 trionfò la Germania quando il tecnico catalano era alla guida del Bayern; ora Guardiola è sulla panchina del Manchester City e l’Inghilterra è tornata tra le semifinaliste dopo 28 anni. Qualora dovesse vincere, si aprirebbe un dibattito sull’influsso del calcio di Guardiola.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

