«Plusvalenze sospette e i segreti dei bilanci»

13 Aprile 2018

Il Pescara nel mirino di “Striscia la notizia” per le comproprietà, il commercialista Mancinelli spiega il meccanismo

Il Pescara è finito nel mirino di “Striscia la notizia” per delle plusvalenze nella compravendita di giocatori delle giovanili. Trasferimenti definiti sospetti che potrebbero indurre la Figc ad aprire un'inchiesta. Uno degli escamotage utilizzati dai club per sistemare i bilanci è quello dei “calciatori gemelli”. Le società effettuano lo scambio di due giocatori valutati allo stesso prezzo (alto) e poi li danno in prestito. Sono diverse le operazioni nel mirino. A tal riguardo ecco la spiegazione di Saverio Mancinelli, già curatore fallimentare Pescara Calcio, esperto in bilanci di società calcistiche, di recente anche nominato coadiutore - stimatore nei fallimenti dell’ Ascoli e Vicenza, nonché consulente tecnino nella pre-fallimentare del Palermo Calcio.

Il filo conduttore che traspare nelle società calcistiche “in difficoltà”, specie quelle dove l’organo amministrativo (che redige il bilancio) coincide con la proprietà, è l’esigenza di avere (maggiori) ricavi di esercizio artatamente generati per coprire i costi della gestione. Dalla prassi emergono molteplici “alchimie” gestionali, la cui unica finalità è quella di non far abbattere il capitale sociale dalle perdite, in modo tale che i soci non vengano chiamati a ricapitalizzare. Senza addentrarsi in meandri tecnici, tra queste “alchimie” è storicamente nota ed oggi riaffiora, quella delle plusvalenze per calciatori “gemelli”, dove due società calcistiche vendono ed acquistano reciprocamente calciatori (più o meno ignoti) a prezzi identici (e presumibilmente maggiorati): in tal modo, mentre l’effetto finanziario è neutro, l’aspetto economico è certamente vantaggioso, perché la cessione consente di iscrivere subito e per intero il ricavo (plusvalenza), mentre l’acquisto del diritto pluriennale alle prestazioni del tesserato ha un valore che viene iscritto nell’attivo di bilancio ed ammortizzato in più esercizi. Altra “invenzione” storicamente nota è quella della “cessione del marchio a sé stessi”, cioè della (sovra)stima del proprio marchio, della successiva cessione (anche tramite leasing trilaterale) e del riacquisto a rate (anche tramite sale and lease back). Un circolo vizioso amplificato dal fatto che le società che acquistano il marchio sono entità giuridiche appositamente create e riconducibili agli stessi cessionari. La (sovra)valorizzazione del marchio, le cessione ed il riacquisto, altro non sono che prestiti mascherati, che consentono alle società in difficoltà di “partorire” nell’attivo del proprio bilancio un asset immateriale di importo considerevole e nel contempo di spalmare i debiti in più esercizi. Se si considera, poi, che finanziamenti di questo genere possono (addirittura!) avere durata ultraventennale, ben di comprendere come si assista ad un maquillage di bilancio, in quanto, a meno che non vi sia una effettiva cessione a terzi, la vendita del marchio a sé stessi è esclusivamente un’operazione cartacea. Aiutano, inoltre, a non ricapitalizzare la società “in difficoltà”, le “partecipazioni in sé stessi” (con vendite di società partecipate, spesso detentrici del marchio, a terze società anche estere, sempre riconducibili alla proprietà della società calcistica, realizzando plusvalenze considerevoli per la cessione) e lo “scorporo di rami d’azienda” (creando società, cui viene attribuito il diritto di sfruttamento del marchio, con il conferimento di un avviamento, artatamente costruito, che consente l’iscrizione in bilancio di partecipazioni milionarie).
Poiché la fantasia non ha limiti, la lista delle cosmesi di bilancio è lunga; infatti, non mancano “capitalizzazioni di costi o di diritti” e sullo scenario di fondo certamente aiutano le (sopra) valutazioni delle attività, l’iscrizione di imposte anticipate, la mancata svalutazione di crediti inesigibili e la mancata rilevazione di costi di competenza e di fondi rischi per contenziosi. Chi dovrebbe controllare forse sa, a volte non è pienamente convinto e chiede delle ricapitalizzazioni (con somme che “entrano dalla porta principale ed escono dalla finestra” dei club), ma sicuramente tace e l’obiettivo comune resta sempre uno solo: indipendentemente dal doping amministrativo… lo spettacolo deve andare avanti!* commercialista e revisore legale